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Storia della pasta secca italiana


E’ doveroso riconoscere alla pasta una virtù: è un cibo nazionale. L'unità d'Italia, sognata dai padri del risorgimento, oggi si chiama pastasciutta; per essa non si è versato sangue, ma molta pomarola. Adesso tutti la vogliono al dente, secondo il saggio precetto partenopeo.
Ma non fu sempre così, il Platina, umanista del XV sec., suggeriva per i "verraiculos" un'ora di cottura. A questo proposito, grande è il merito dei garibaldini, che tornati dal Sud dopo aver conquistato un regno, insegnarono alle donne del Nord come andava cotta la pasta.
Nel '900 la pasta si è affermata come uno dei simboli più rappresentativi del "made in Italy". Ma ben prima dell'esportazione massiccia verso l'America, attestata da documenti, il fenomeno pasta attirava l'attenzione degli stranieri. Nel XVIII secolo i maccheroni erano a tal punto simbolo di raffinatezza da dare il nome a uno dei più esclusivi club londinesi, il "Macaroni Club", i cui appartenenti si distinguevano nell'alta società del tempo. Il panorama sul mondo anglosassone e la pasta si chiude citando un programma della BBC, che nel 1957, trasmise un documentario dove con grande serietà e dovizia di particolari tecnici si descriveva la raccolta di primavera degli spaghetti, che grazie al clima favorevole crescevano negli alberi di alcune zone italiane. L'effetto della trasmissione fu esilerante, tanto che i centralini della televisione britannica furono assediati dalle telefonate di potenziali clienti disposti a qualunque spesa pur di procurarsi qualche piantina di spaghetti.
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