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Street food nel mondo


Cucina da strada, cibo di strada, street food: modi diversi di chiamare la pratica culinaria basata sulla preparazione, esposizione, consumo e vendita di prodotti alimentari in strade, mercati e simili, attuata da venditori ambulanti.
Nella categoria dello street food rientrano anche esercizi commerciali all’aperto o parzialmente al chiuso, dove il consumo dei prodotti avviene in piedi, o su sgabelli o sedie fronteggiate da mensole e banconi, le cui pratiche di consumo sono caratterizzate comunque dalla rapidità dell’alimentarsi o dalla definizione di fuori-pasto o di pasto veloce.
Lo street food è una pratica quotidiana per milioni di persone in Africa, Asia, America Latina. Nelle città sono accentrati due terzi degli abitanti del nostro pianeta: si calcola che almeno la metà possa consumare quotidianamente cibo da venditori ambulanti o in locali adiacenti la strada.
La ristorazione di strada, di giorno e di notte, interagisce ormai con lo stile di vita cittadino. Per tanti studenti universitari di Bogor (Indonesia) il cibo da strada rappresenta per esempio l’80% dell’alimentazione quotidiana. Una ricerca svolta a Bangkok (Thailandia) ha dimostrato che il 90% della popolazione consuma fuori casa la maggior parte dei pasti e si tratta principalmente di cibi venduti per strada.
Nelle metropoli degli Stati Uniti il cosiddetto take away può essere considerato una forma di street food. A New York come altrove i venditori ambulanti di hot dogs con i wurstel fanno ottimi affari; a loro nell’ultimo decennio si sono aggiunti i venditori di tacos, di kebab e di altre ghiottonerie. Accade così che lo street food di NYC delinei meglio di qualsiasi ipotetica mappa la composizione etnica dei suoi quartieri, e al tempo stesso sia specchio fedele del villaggio globale metropolitano.
Nella vecchia Europa, in Portogallo, Regno Unito, Francia, Spagna sono numerosi gli esempi della produzione e consumo di cibo da strada, che non paiono aver risentito troppo della paventata omologazione dei consumi, ma anzi in un certo senso sono stati aiutati dall’incremento della pratica del fast food, nei confronti del quale si pongono come un’alternativa etichettata come tradizionale, genuina, locale, antica.
Ma se era facile prevedere che lo street food, grazie all’ampiezza dell’orario e dell’offerta e alla rapidità del servizio avrebbe conquistato ampie fette della popolazione urbana, non era facile immaginare che accanto a rispettosissime paninoteche, bar, e affini, venditori ambulanti e locali “tradizionali” avrebbero proseguito la loro attività.
Ogni città italiana ha le sue tipologie di cibo da strada, e chi lo consuma non segue necessariamente un ordine nell’avvicendarsi delle portate salate e dolci. Quello dello street food è un mondo soprattutto maschile. Le donne, specie le ragazze, scelgono più frequentemente latterie e focaccerie, mentre gli uomini prediligono friggitorie e luoghi affini, dove viene privilegiata una cucina declinata al salato più carnivora che vegetariana, accompagnata da abbondante vino.
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