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Storia del toast


Nell’uso odierno italiano, si chiama “toast” una sorta di sandwich, nato alla fine degli anni quaranta, fatto in genere tostando in una speciale griglia due fette di pancarrè imbottite di prosciutto cotto e formaggio. Il termine “toast” si è però diffuso in tutto il mondo nel senso di “bere alla salute di”. Deriva dal francese antico “tostée”, e si riferisce all’usanza medioevale di mettere una fetta di pane arrostito su una coppa di vino aromatizzato: la coppa veniva fatta circolare fra i presenti, ma la fetta di pane spettava di diritto al festeggiato che beveva per ultimo.
Un toast celebre è quello con protagonista la bellissima Anna Bolena. Nel “Grande dizionario di cucina” di Dumas si trova infatti riportato che, mentre la Bolena faceva il bagno circondata da numerosi corteggiatori, questi gentiluomini per farle la corte presero ciascuno un bicchiere, lo attinsero nella sua vasca d’acqua, e ne bevvero il contenuto. Uno solo si astenne dal seguire quest’esempio, e quando gli fu domandato perché non facesse come gli altri, quello rispose: “E’ perché mi riservo il toast”.
"Toster" è il nome che presero i primi marchingegni elettrici per scaldare il pane. Prima della loro invenzione avvenuta nel 1800, il pane veniva scaldato su una padella posta sopra a un fuoco. Nel 1893 l’inventore scozzese Alan MacMasters brevettò il primo tostapane elettrico, senza ottenere il successo sperato anche perché l’elettricità non era ancora molto diffusa. Fu l’americano Charles Strite nel 1919 a migliorare l’idea di MacMasters: creò il primo tostapane pop-up con un timer che permetteva di scaldare il pane solo per il tempo desiderato, senza rischiare di farlo bruciare. Nello stesso periodo prendeva piede negli Stati Uniti la diffusione del pane in cassetta, da sempre il più usato per preparare i toast.

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