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Storia fontina e pane


Le origini della Fontina sono sicuramente antiche, anche se non certe. C’è una leggenda secondo la quale a svelare ai valdostani il segreto della lavorazione del latte sarebbe stato un semidio, chiamato “Sarvadzo” (selvatico). Nei castelli valdostani, sugli affreschi di Issogne, tra dame, cavalieri e guerrieri è frequente scorgere un medievale banco di vendita del formaggio in cui si possono riconoscere le caratteristiche forme di Fontina.

Bisogna arrivare al 1717 per trovare la citazione esplicita di un formaggio “de Fontin” nel registro del canonico del Gran S.Bernardo. 

Il perché della scelta di questo termine è difficile da immaginare: potrebbe indicare un preciso alpeggio sopra Quart, famoso per la bontà dei formaggi; oppure potrebbe riferirsi a una non ben identificata famiglia “de Fontines”, il cui nome ricorre con una certa frequenza nei documenti.

Per molti secoli la Fontina è stata prodotta direttamente all’alpeggio, perché la quasi totalità delle famiglie valdostane aveva al massimo tre mucche. Solo nell’800 si costituirono le latterie turnarie, per mettere in comune il latte da lavorare. Di certo è che le forme migliori di Fontina sono sempre state destinate alla mensa dei reali di Savoia, i quali in particolari occasioni ne facevano dono ai regnanti di altri paesi.

La fontina rappresenta oggi uno dei formaggi più amati nella realizzazione di toast o panini sia caldi che freddi: ottimo è il suo abbinamento con il prosciutto cotto o lo speck.

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