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Viaggio nella civiltà contadina – La cucina di Pier Luigi Leoni ed Enzo Prudenzi


Il libro edito dalla Annulli Editori si sofferma in particolar modo sulla perduta arte del far da mangiare, propria dei contadini. E sottolinea la necessità di correggere gli errori umani del passato, ristabilendo un contatto con la natura che si è perso a causa di una vita frenetica e stressante. A questo proposito, Vittorio Tapparelli, della Slow Food di Orvieto, che ha firmato la prefazione, sostiene: «Con le nostre scelte noi decidiamo quale tipo di agricoltura riteniamo desiderabile: se quella alle dipendenze della chimica o quella sostenibile, “ecologica”, orientata verso una qualità alimentare buona, pulita e giusta.»
Le testimonianze fornite agli autori da ex contadini riguardano campagna orvietana intorno alla metà del secolo scorso. Approfondire un’area geografica specifica consente di entrare nei dettagli, andare oltre le semplici curiosità, offrendo una panoramica completa di un mondo scomparso, quello dei nostri nonni, che molti ricorderanno con un pizzico di nostalgia e commozione.
Nel secolo scorso il sistema economico era basato su attività prevalentemente agricolo-pastorali, per cui l’abitazione dei contadini si trovava nei pressi dei campi. Diverse generazioni convivevano sotto lo stesso tetto e ciascuno aveva il suo compito: gli uomini nei campi, nella stalla, in cantina e le donne in cucina, luogo in cui si svolgeva la maggior parte della vita familiare una volta terminato il lavoro nei campi.
Le bocche da sfamare erano tante, i pasti modesti (pane, polenta, fagioli, carne di porco, vino) e spesso insufficienti. Era necessario centellinare ciò che orto e pollaio producevano e inventare nuovi piatti con quel poco che si aveva.   
In questo libro veniamo piacevolmente portati nella cucina contadina di metà Novecento, e osserviamo il focolare, il catenaccio con appeso il paiolo e le erbe, la rastrelliera con le pentole, la tinozza per il bagno e il bucato, il forno.
Adibita a diverse funzioni, la cucina serviva anche da ingresso, soggiorno, luogo di lavoro. Le donne, oltre a cucinare, vi lavoravano a maglia, recitavano il rosario, raccontavano favole ai bambini. Gli uomini facevano lavoretti di falegnameria, realizzavano ceste
Il libro è corredato di alcune ricette diffuse nei territori di Orvieto e Viterbo e numerose fotografie, alcune delle quali tratte dall’archivio personale del fotografo Enrico Pasquali.

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