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Ti mangio con gli occhi - Ferdinando Scianna


Testo di Anna Martano PREFETTO AIGS SICILIAFood writer e food teller. Direttore Accademico e Maestra di cucina e pasticceria de “I Monsù- Accademia Siciliana di Enogastronomia”. Svolge intensa attività divulgativa attraverso conferenze e convegni tematici.

 

Succede che uno nasce a Bagheria poco prima dello sbarco alleato in Sicilia e poi finisca a mangiare polpette al sugo a casa dei genitori di Martin Scorsese; succede che uno si iscrive all’Università ma preferisca fotografare e metta su una mostra a soli vent’anni nel circolo culturale del suo paese, succede ancora che a quella mostra capiti per caso un signore che si chiama Leonardo Sciascia e che quell’incontro apra a quel giovane strade che lo porteranno prima a Milano, alla redazione de L’Europeo, poi a Parigi quale corrispondente e da lì, attraverso la mitica Agenzia Magnum – la stessa di Robert Capa e di Steve McCurry – in tutto il mondo. 

Succede se ti chiami Ferdinando Scianna e se pensi che “una fotografia non è fatta da un fotografo. Ciò che loro fanno è semplicemente aprire una piccola finestra e catturarla. Il mondo allora scrive se stesso sulla pellicola. L’atto del fotografare è più vicino alla lettura che alla scrittura. Loro sono i lettori del mondo”. E Ferdinando Scianna il mondo lo sa leggere, eccome, e sa anche raccontarlo sintetizzandolo in un frammento, in un istante diventato eternità. Come in questo libro che racconta il cibo attraverso immagini che narrano storie, paesi e persone e poi appunti di viaggio e memorie personali.

E così dal Bar Pasticceria Aurora di Bagheria, dove secondo Renato Guttuso servivano il miglior caffè del mondo, ci ritroviamo a Oaxaca dove el mulino de chocolate realizza cioccolata personalizzata secondo la preferenza individuale di ciascun cliente; il ricordo dei gelsi neri si alterna a quello del pane yemenita, l’immagine bellissima delle donne siciliane intente a stendere al sole ‘u strattu si alterna al ritratto di Paul Bocuse (cuoco all‘Eliseo) , la festa di fidanzamento ad Arcanghelos (Grecia) rimanda alla pasticceria votiva siciliana. Ancora il cuscus di Marsala e il coccodrillo alla brace della Colombia, il polpo di Ciccio Mosca pescatore di Pantelleria e il rospo in brodo di Kuala Lumpur che, quello no, “proprio non ce l’ho fatta”.

 

Questo bellissimo libro da guardare, leggere, gustare, posare, riprendere, assaggiare, aprire a caso, annusare è, in qualche modo, il racconto di una vita, ma anche il racconto del mondo e delle sue genti e il racconto di una Sicilia, come sempre, dolorosa e bellissima, dolcissima e insieme amara, una Sicilia dalla quale si parte ma alla quale, inevitabilmente e ineluttabilmente, si finisce sempre per tornare.





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