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La cucina di Monsieur Momo - Henry de Toulouse-Lautrec


Henry De Toulouse-Lautrec (1864-1901)
Henry De Toulouse-Lautrec (1864-1901)

Pittore francese tra i più significativi dell'arte di fine Ottocento. Henry aveva una personalità dai molteplici aspetti: raffinatezza di nascita aristocratica (discendeva dai conti di Tolosa), curiosità inesauribile, frenesia di gustare tutti i piaceri della vita.
Il suo fisico era gracile, deforme e inadatto a qualunque normale attività fisica, a causa di un incidente giovanile che gli aveva bloccato la crescita delle gambe.
Alto 152 cm con busto normale ma arti inferiori da bambino, Toulouse-Lautrec si nutriva d’arte.
Già a ventitre anni aveva un suo atelier nel quartiere parigino di Montmartre dove, registrando i dettagli dello stile di vita bohèmien, divenne uno degli esponenti di spicco del post-impressionismo.
Nei caffè e nei bistrot, quando al tramonto si accendevano le luci, questo piccolo uomo dal carattere inquieto compariva puntualmente con passo faticoso. Era amico di tutti, dalle ballerine a Monet, dalle prostitute a Van Gogh. Le sue illustrazioni litografiche diventavano i manifesti pubblicitari di teatri come il Moulin Rouge.
Ritenuto una delle “anime” di Montmartre, Lautrec oltre a dipingere adorava anche cucinare. Nei castelli del sud della Francia, dove aveva trascorso l’infanzia, era stato introdotto ai piaceri della tavola: vini invecchiati, formaggi maturati, salumi stagionati.
Il suo ampio ricettario "La cucina di Monsieur Momo", raccolto e pubblicato dall’inseparabile amico e partner Maurice Joyant, propone vivande dai forti sapori di Provenza, alternate a fantasiose preparazioni di pesci e uccelli, arricchite da salse della grande cuisine. Quelle di Toulouse-Lautrec sono ricette soprattutto originali, per realizzare le quali occorre una scrupolosa attenzione all’equilibrio dei sapori.
Un invito a casa sua era una festa dello spirito e dei sensi. Si cominciava dalla scelta degli ospiti, mai più di otto o dieci, appartenenti a professioni diverse per stimolare la conversazione. Ciascuno riceveva un menu litografato o dipinto ad acquarello. Prima che venisse servita una pietanza era Henry a tagliarla personalmente nel piatto di portata; i vini venivano scelti con competenza, e non mancava mai una caraffa d'acqua, dove però nuotavano pesci rossi.
Nel suo atelier, tra cuscini, cappelli e parrucche, esibiva un ripiano colmo di liquori, senza i quali, a dire dell'artista, un quadro non poteva essere bene apprezzato.
Stupire il prossimo era il suo più grande diletto: una volta riuscì a cucinare un'aragosta tagliandola viva a pezzi sotto gli occhi dei commensali; un'altra, dopo un incontro di boxe al circo tra un uomo e un canguro, realizzò per gli amici un arrosto a forma di canguro con un montone munito di tasca artificiale.
Curioso del mondo sotto ogni aspetto, grazie alla sua ricchezza di famiglia, Lautrec si dilettava pure nel viaggiare. Assieme  a Joyant visitava equamente gallerie d’arte e ristoranti: a Bruxelles andava da Le Gigot de Mouton, celebre per la cantina e le beccacce allo champagne; a Londra s‘incantava da Sweetings, davanti a piramidi di pesci e crostacei.

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