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Gusto e analisi sensoriale nel banchetto amoroso


Sin dai tempi del simposio greco e dei convivi romani, luoghi di consumo condiviso del vino, del cibo e di piaceri multisensoriali, la dimensione conviviale si configura come un’attività sociale che coniuga al mangiare e al bere in comune, la pratica intellettuale e filosofica delle conversazioni dotte e argute, la danza, la poesia, i giochi, l’eros (prevalentemente nella forma omosessuale, visto che le donne, fatta eccezione per danzatrici e musiciste, non avevano accesso ai simposi). 

In quest’atmosfera impregnata di gioia (euphrosyne) e di piacere (hedoné), risultato e, prima ancora, obiettivo della pratica conviviale, ogni senso è coinvolto in un grande spettacolo nel quale entrano in scena odori, sapori, profumi, suoni, visioni, con l’immancabile condimento della parola.

Il convito amoroso, come quello gastronomico, chiama a raccolta tutti i nostri sensi. La vista in primo luogo, attraverso l’aspetto fisico, i primi ammiccamenti, la complicità degli sguardi, la concupiscenza degli occhi e quindi dei desideri. E il cibo, come l’erotismo, si gode anzitutto con gli occhi, che ne apprezzano i colori e la presentazione nei piatti. Poi è la volta dell’olfatto: come i piaceri del palato vengono anticipati dai profumi inebrianti del cibo, tali da renderlo irresistibile, così nell’attrazione amorosa gli odori indiscreti sono un ingrediente essenziale che rende inconfondibili, suscitando estasi e rapimento, e nell’uno come nell’altro caso stimolando il ‘consumo’ oppure suscitando repulsione e fastidio. Se l’odore di un corpo è eccitante, lo è altrettanto quello di un piatto preparato sapientemente.

I profumi della buona cucina – scrive Isabel Allende – non solo ci fanno venire l’acquolina in bocca, ma ci fanno anche palpitare di un desiderio che se non è quello erotico gli assomiglia comunque molto. Chiudi gli occhi e cerca di ricordare il profumo preciso di una padella con olio di oliva in cui stanno friggendo delicate cipolle, nobili spicchi d’aglio, stoici peperoncini e teneri pomodori. Adesso cerca di immaginare come cambia quell’odore quando lasci cadere nella padella tre pistilli di zafferano e subito dopo del pesce fresco marinato con erbe aromatiche e alla fine uno spruzzo di vino e il succo di un limone… Il risultato è eccitante quanto il più sensuale degli effluvi e lo è mille volte più di un profumo in bottiglia. A volte, quando evoco l’aroma di un piatto gustoso, la nostalgia e il piacere mi commuovono fino alle lacrime.

Il tatto, decisivo annullamento delle distanze tra due corpi, tenerezza delle carezze e degli abbracci, sensazione voluttuosa del calore della pelle dell’altro, è il luogo di convergenza del piacere di toccare e di quello di gustare, di tastare cioè con la lingua e con il palato le innumerevoli varietà delle forme della pasta fino alle diverse consistenze di pietanze cotte e crude. 

E come lo scrocchio di un buon cioccolato, la croccantezza di una frittura, lo sfrigolio della cipolla che frigge nell’olio, il sobbollire di una pentola o il suono di un vino che scende nel bicchiere, e nei banchetti, la conversazione che accompagna e insaporisce il rito del bere e del mangiare insieme contribuiscono a fare di un pasto un’esperienza sensuale anche grazie al concorso dell’udito, nei conviti amorosi i sospiri, gli affanni, i toni lievi e insinuanti, i sussurri maliziosi e carezzevoli, le parole mormorate e i silenzi sapientemente cercati alimentano la passione e favoriscono l’abbandono, configurandosi come un potente afrodisiaco.

Com’è naturale e anche un po’ scontato,anche il gusto fa la sua parte nella sfera dell’eros. La bocca, sua sede elettiva, è del resto la porta di ogni emozione a tavola come a letto: la usiamo per gustare ogni sorta di prelibatezze gastronomiche, per bisbigliare parole dolci, per cantare, per accarezzare, per baciare, per apprezzare i sapori e gli odori più intimi. Anche per questa ragione, mangiare e fare l’amore, vengono spessissimo accomunati. In senso letterale: perché l’atto di mangiare, come l’atto sessuale, è l’atto di assimilazione e di riunificazione per eccellenza. In senso metaforico: perché il gusto, come s’è detto, favorisce un intreccio costante del lessico gastronomico con il lessico amoroso. Si spiega così il frequente ricorso a metafore culinarie quando parliamo di sesso.

Il desiderio di mangiare e il piacere conseguente ha delle affinità con il desiderio sessuale, con il bisogno e con il piacere di nutrirsi dell’altro: si parla per l’appunto di ‘appetito sessuale’, di desiderio ‘di mangiare l’altro’, di ‘divorare con gli occhi’, di ‘mangiare qualcuno di baci’, di ‘aver preso una cotta’, di ‘occhi a mandorla’, di ‘pelle di pesca’, di ‘labbra carnose’ o si afferma di ‘essere divorati dalla gelosia’. E poi, di un dongiovanni si dice che ‘ama la carne fresca’ e di una donna che è ‘un bel bocconcino’. Assaporare un cibo è una riproduzione dell’atto sessuale: in entrambi i casi si tratta di annusare, di guardare, di toccare, di leccare, di mordicchiare, di suggere. Fuori da ogni metafora, nel convito amoroso ci si ‘assaggia’ con tutto il corpo e specialmente con i baci, vero e proprio test del coinvolgimento affettivo e preambolo ai sapori dell’amore. Per non parlare del ruolo del cibo come scorta sicura della seduzione e rito preparatorio di intimi piaceri: cucinare è già un atto d’amore, un prendersi cura dell’altro, cucinare e gustare le vivande preferite insieme alla persona amata, e giocare a imboccarsi, può essere il preludio per creare quell’atmosfera che prolunga il piacere del sapore dalla tavola al letto, o anche il gustoso epilogo di un incontro amoroso.

Nella relazione amorosa il fondersi e l’intricarsi dei corpi si realizza soprattutto attraverso un’alchimia di odori e di sapori, e il bacio in cui due amanti mescolano i loro umori, penetrando l’uno nella sfera dell’altro, è l’espressione più piena del sapore e del profumo dell’intimità. 

Odori e sapori della buona cucina, oltre a far venire l’acquolina in bocca, procurano, proprio come l’odore e il sapore del partner, un appetito molto simile a quello erotico. E tante volte gli attacchi di fame rappresentano simbolicamente il bisogno di compensare un vuoto affettivo, sostituendo l’atto sessuale col cibo. 

Sin dagli albori della nostra ontogenesi, eros e cibo sono strettamente connessi: succhiare il seno, morderlo e inghiottire sono tra le prime attività connesse tanto al bisogno di nutrimento quanto a una prima forma inconscia di appagamento sessuale. Come annotò Sigmund Freud, la nostra prima esperienza col piacere è orale: «lo stadio orale è geneticamente il primo stadio dell’evoluzione libidica del bambino, essenziale e fondante per il piacere e il dolore della prima inspirazione, e poi per la comparsa della voluttà del riempimento mescolata a quella della suzione» (Harrus-Révidi).

Senso del desiderio, dell’appetito e del piacere, ma anche della vicinanza e del contatto, il gusto, in sinergia con l’olfatto, al quale è intimamente legato da un destino comune, ha perciò un ruolo decisivo nella sessualità e nell’erotismo. 

Dopotutto, negli incontri amorosi e negli approcci che li precedono, la prossimità e il contatto fisico stabiliti anche attraverso i sensi carnali sono fondamentali per conoscersi, per comprendere fino a che punto ci si piace e si è disposti a passare al consumo della ‘portata’ successiva. Agenti essenziali della seduzione e dell’attrazione sessuale, gli odori, prima ancora dei sapori dell’eros, ci preannunziano istintivamente l’affinità con il partner, la possibilità di instaurare una buona intesa sessuale: l’amore perciò si scopre e si fa anche con il naso. Il gradimento dell’odore dell’altro, di quell’impronta olfattiva unica ed esclusiva di ogni persona, è l’anticamera dell’intesa sessuale. Se di una persona non apprezziamo l’odore corporeo, se il suo alito ci risulta respingente, sarà difficile farsi coinvolgere. Se il sapore del primo bacio non ci piace, non ci resta sulle labbra, è un chiaro indice di mancanza di affinità. Viceversa ci accorgiamo di essere attratti da una persona, e a maggior ragione di amarla, quando di lei accettiamo gli odori e i sapori più indiscreti, più intimi, più estremi: segno inequivocabile che la compatibilità di una coppia è specialmente il frutto di un’attrazione chimica. 

L’odore personale del compagno è poi anche un potente afrodisiaco, un «richiamo romantico emesso dalla pelle» (Allende) e il desiderio e l’eccitazione sessuale non fanno che aumentarlo e modificarlo. E d’altra parte, quando gli odori del partner non ci piacciono più, addirittura ci infastidiscono, e il sapore dei suoi baci non ci coinvolge più o ci disgusta è segno di un’intesa ormai logora.

Come l’atto di assaporare un alimento e di ingerirlo infrange la frontiera tra corpo e mondo, attraverso una fusione fisica del soggetto con l’oggetto del nutrimento, allo stesso modo il bacio, una metafora del rapporto sessuale e una sua anticipazione, è l’espressione più completa dell’incontro di due corpi, del loro ‘assaggiarsi’ simultaneamente e assimilare ciascuno il sapore dell’altro. La reciprocità fisica caratteristica del gusto e dell’olfatto, sensi della prossimità, nel banchetto amoroso si esalta nell’incontro di due soggettività, nel loro mescolarsi nel bacio, un atto in cui l’oralità mobilita il gusto insieme al tatto e all’olfatto. E si traduce altresì nel respirare ciascuno l’odore dell’altro catturandone l’intimità, nel fondersi in una relazione piena in cui la sensorialità orale (e quella olfattiva) perde quel carattere di incomunicabilità che è proprio delle esperienze intime e soggettive per lasciare il posto all’eloquenza del corpo e alla gestualità della bocca.

Se per di più si assaporano dei cibi durante un incontro amoroso il piacere dei sensi raggiunge l’acme.

Il sapore, quella percezione complessa e polisensoriale prodotta dalla convergenza di sensazioni olfattive, gustative, termiche e tattili con cui la bocca apprezza le prelibatezze gastronomiche – riconoscendo profumi, aromi, gusti, consistenza, piccantezza, temperatura, suoni, colori –  è un ingrediente fondamentale nella sessualità. Dal tatto orale, fattore non secondario della percezione del sapore collocato per l’appunto nella bocca, e nella lingua in particolare, dipendono tanto i piaceri e gli appetiti gastronomici quanto i piaceri sessuali. E come la saliva ha un ruolo importante nel determinare il sapore di un alimento, parallelamente è il lubrificante naturale che conferisce ai baci dell’amato un gusto unico, contribuendo ai piaceri del tatto orale anche quando la bocca incontra gli organi sessuali. In modo affine, anche l’olio sul piano gastronomico si rivela un ottimo veicolatore di sapori, un condimento che oltre ad amalgamare gli ingredienti di una pietanza ne amplifica e ne prolunga il gusto, stuzzicando il naso con i suoi aromi, e il suo uso contribuisce al piacere persino in altri sensi. Così la bocca e la sensorialità orale, in buona compagnia del naso e di altri sensi, sono elette a luogo del soddisfacimento delle delizie sessuali e di quelle del palato.

Tutto questo concorre dunque a rendere un incontro gastronomico e un appuntamento amoroso esperienze sensoriali e sensuali a tutto tondo, influenti sul nostro benessere forse come nessun’altra pratica.

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