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Gastrosofia Tipico e Tradizionale


Tradizionale

La voce italiana 'tradizione' è documentata per la prima volta nel 1598, ed è derivata per via dotta dal latino 'traditione(m)' che è a sua volta un derivato dal verbo 'tradere', il cui significato di base è 'consegnare oltre' (tra + dare). L'accezione originaria della voce è quindi 'consegna, affidamento', e con questo significato appare nel 1291 la voce francese 'tradition', passata a partire dal 1488 al senso figurato e specifico di 'trasmissione ininterrotta alla posterità di memorie storiche, dottrine, usanze, costumi, leggende passate da generazione in generazione e da epoca a epoca per via orale, senza prove certe'. Verosimilmente quindi la parola italiana non è stata ripresa dal latino, ma accolta per via del francese nello specifico significato che fu elaborato a partire verso la seconda metà del Quattrocento. In ogni caso il concetto di 'tradizione' è fondamentalmente legato alla trasmissione e consegna alle nuove generazioni di credenze o usanze che si ripropongano ininterrottamente e sulla base di una condivisione diffusa. Non sono affatto 'tradizionali' per intenderci le rievocazioni in costume, i brani di musica popolare arrangiata secondo il gusto moderno e le ricette gastronomiche desunte da libri più o meno antichi, sono 'tradizionali', e per questo suscettibili anche di un'evoluzione nei loro aspetti esteriori, le processioni religiose, le fiabe e le filastrocche raccolte dalla viva voce degli anziani, le ricette apprese nel contesto familiare o comunitario. La 'tradizione' vive soltanto se trasmessa ininterrottamente e attraverso canali comunitari condivisi: una ricetta, anche appresa nel contesto familiare o comunitario non è affatto tradizionale se chi la mette in pratica la desume non dalle fonti originarie, ma da una pur rispettabile pubblicazione di argomento culinario.
Tipico
'Tipico' è una parola tutt'altro che... tipica nella lingua italiana, dove compare soltanto nel 1829 col significato di 'appartenente a un tipo, a una persona o a una cosa e nel 1897 in quello di 'conforme a un tipo, che ne condivide le caratteristiche'; il significato di 'esemplare' è del 1939, si parla di 'tipico' nel senso di 'caratteristico' dal 1891, ma la locuzione 'piatto tipico' risale soltanto al 1958.
'Tipico' riflette per via diretta il latino 'typicum' a sua volta di derivazione greca ('typikós'), che è aggettivo derivato dal latino typu(m) 'modello' e 'modo di concepire qualcosa', dal greco typos 'impronta', che riprende il verbo 'typtein' che significa 'battere' e anche 'lasciare un segno, un'impronta'. Quindi è 'tipico' ciò che riflette, riproducendolo esattamente, un certo modello: in campo alimentare, il concetto di 'prodotto tipico' viene il più delle volte interpretato in modo erroneo, perché all'aggettivo si associa piuttosto il significato di 'genuino' (e implicitamente di 'buono, gradevole') che non necessariamente si associa all'idea di 'tipico'. Ancora più scorretto è parlare di 'prodotti tipici regionali', poiché non esiste evidentemente un 'modello' di prodotto che, valido per un intero ambito territoriale, possa venire tradizionalmente riprodotto in un'unica forma e secondo un'unica impostazione.
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