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Gastrosofia street food non solo panini


Testo di Caterina Salati - Studentessa in Scienze dell'alimentazione e gastronomia presso Università San Raffaele Roma - Facoltà di Agraria

 

In Italia il cibo è una cosa seria: potremmo andare avanti all’infinito ad enumerare ricette su ricette studiate per i giorni di festa o per la quotidianità. Eppure, se nel Belpaese “la tavola è sacra”, non si può non considerare che molto del nostro cibo non nasce per essere consumato tra quattro mura: la verità è che mangiamo per strada da secoli.

Mangiamo per strada per necessità, per questioni di lavoro, per risparmiare tempo, per risparmiare denaro. Dal pastore transumante al manager, dallo studente fuori sede al bambino ghiotto, tutti almeno una volta abbiamo gustato una delle delizie preparate “on the road” da esperti artigiani. 

Il cibo di strada è dunque nel nostro Dna, nella nostra storia. È esso stesso storia che racconta, nel modo più semplice e immediato, un territorio e i suoi prodotti tipici, le sue tradizioni e la sua cultura.

Come suggeriva Calvino nel suo libro “Sotto il sole giaguaro”, il gusto è strumento di esplorazione, tanto che il vero viaggio è “un inghiottire il paese visitato, nella sua fauna e flora, nella sua cultura, facendolo passare per le labbra e per l’esofago”. In quest’ottica, possiamo considerare lo street food come un viaggio all’incontrario: non siamo noi che andiamo in un luogo altro, ma è il cibo che ci porta lontano, permettendoci di conoscere, attraverso il gusto, sapori, tradizioni e culture diverse dalla nostra. 

Non solo: nel cibo di strada non è importante solo quello che assaggiamo, ma anche com’è confezionata ogni vivanda e chi la prepara. Chi sta dietro il banco ci racconta una storia, di un alimento ma anche personale, la storia di un mestiere svolto con fatica ed impegno. La cucina di strada, dunque, diventa comunicazione, tra l’artigiano e il pubblico, tra il cibo e gli avventori.

Alla luce di queste riflessioni, non può essere un caso se lo street food spopola, presentandosi non solo negli usuali contesti di sagre e fiere o, in maniera più dimessa ma onnipresente, nei “baracchini” tra le vie delle città, ma addirittura in eventi specializzati (i Food Truck Festival), spesso a tappe, ideati per riunire artigiani nazionali e internazionali e attrarre il più vasto numero di persone possibile. E non è certamente un caso se anche molti chef illustri hanno scelto di esaltare il valore culturale e i sapori deliziosi della cucina di strada offrendone una propria versione, certamente più elaborata e “gourmet”, nei propri ristoranti, ponendo attenzione particolare alle nuove tendenze senza rinunciare alla tradizione.

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