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Gastrosofia significato di fame, appetito, pienezza e sazietÓ


Nell'uomo e negli animali l'alimentazione è controllata da istinti primordiali: sono questi che, nel tempo, hanno consentito alle varie specie di sopravvivere e di evolversi. Sono tali segnali che consentono agli animali, superiori o inferiori, non solo di assumere il cibo, ma anche di procacciarselo. Questo significa che i meccanismi che regolano l'assunzione del cibo hanno anche valenze che coinvolgono la sfera del comportamento.
Al fine di usare termini corretti e specifici per i singoli fenomeni relativi all'assunzione del cibo, va considerato l'aspetto della semantica dell'alimentazione, precisando che cosa si intende e cosa significano alcuni termini, utilizzati comunemente quando si parla di controllo dell'alimentazione.
Il concetto di fame, verosimilmente il più antico istinto di ogni animale, rappresenta il segnale primordiale di fabbisogno di cibo. È il segnale di un fabbisogno indispensabile alla sopravvivenza e può risultare poco piacevole, talora fastidioso; la fame è un segnale di necessità e può essere soddisfatto attraverso l'assunzione di qualsiasi tipo di cibo.
Diverso è, invece, il significato di appetito, che rappresenta e costituisce il desiderio, mediato da fattori anche non energetici, di un determinato cibo. In genere è piacevole, perché è sollecitato dalla vista o dal ricordo di qualche cosa già sperimentato.
Nell'altro versante dei segnali che regolano l'alimentazione vi sono quelli che informano della cessazione del bisogno di cibo.
La sensazione di pienezza è la prima a manifestarsi: essa inizia già nel contesto del pasto, è indotta da segnali attivati dalla distensione dello stomaco e significa che le necessità che hanno spinto ad assumere cibo sono terminate.
In tempi successivi, compare la sensazione di sazietà: essa si configura dopo la fine del pasto ed è il segnale più forte e definitivo per sospendere l'assunzione di cibo almeno per un certo periodo. Essa è stimolata soprattutto da segnali neuro-ormonali provenienti dal sistema gastrointestinale e metabolico, i quali esercitano un freno al superamento delle capacità digestive, oltre le quali ulteriore assunzione di cibo potrebbe essere controproducente.
Dall'esame di questi indicatori di bisogno o non bisogno di cibo, emerge che la sazietà è il vero segnale che dovrebbe bloccarne l'introduzione; compare non immediatamente quando è terminato il fabbisogno di cibo, ma in tempi lievemente successivi.
I segnali di fabbisogno di cibo sono, però, più forti e “urgenti” di quelli di stop e consentono l'introduzione di alimenti anche quando la necessità è venuta meno.
Questo, verosimilmente, è un meccanismo che si è sviluppato ancestralmente per consentire di assumere energia, quando è disponibile, anche in quantità maggiore di quella strettamente necessaria al bilancio energetico, per poter costituire delle scorte per i momenti in cui tale disponibilità può venire a mancare.
Si intuisce che questi meccanismi, al giorno d'oggi, sono diventati un problema perché la drammatica modificazione dell'ambiente e la grande disponibilità di cibo si sono configurate in tempi così rapidi da non permettere ai segnali di controllo di adeguarsi a queste nuove realtà.

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