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Gastrosofia il piacere della tavola origini, differenze, effetti


Testo di Alex Revelli Sorini liberamente ispirato al libro Fisiologia del Gusto di Brillat Savarin

 

Origine del piacere

I conviti, nel senso che noi diamo a questa parola, sono cominciati nella seconda età del genere umano, ossia nel momento in cui esso cessò di nutrirsi di sola frutta. 

La preparazione e la distribuzione delle carni hanno avuto bisogno della riunione della famiglia, in modo che i capi distribuissero ai figli il frutto della caccia e i figli adulti rendessero poi lo stesso servizio ai genitori invecchiati. 

Queste riunioni, limitate dapprima ai parenti più stretti, si sono estese via via ai vicini e agli amici. 

Più tardi, e quando il genere umano si fu diffuso, il viaggiatore stanco andò a sedersi a quei conviti primitivi, raccontando ciò che aveva veduto nei paesi lontani. Nacque così l'ospitalità con i suoi diritti reputati sacri in tutti i popoli, poiché non ve n'è alcuno così feroce che non abbia ritenuto un dovere rispettare la vita dell'uomo con il quale aveva acconsentito a dividere il pane e il sale. 

Certo durante il pasto nacquero o si perfezionarono le lingue, sia perché era un'occasione, sempre rinnovata, di riunirsi, sia perché il piacere che accompagna e segue il pasto dispone naturalmente alla confidenza e alla loquacità. 

 

Differenza fra il piacere di mangiare e il piacere della tavola 

Gli elementi del piacere della tavola dovettero essere tali, per la natura delle cose, che bisogna ben distinguerli dal piacere di mangiare, che è il suo antecedente necessario. 

Il piacere di mangiare è la sensazione attuale e diretta di un bisogno che si soddisfa. 

Il piacere della tavola è la sensazione riflessa che nasce da diverse circostanze di fatti, di luoghi, di cose e di persone che accompagnano il pasto. 

Il piacere di mangiare è comune a noi e agli animali; esso presuppone soltanto la fame e ciò che occorre per saziarla. 

II piacere della tavola è particolare alla specie Umana; esso presuppone delle cure antecedenti per preparare il pasto, per la scelta del luogo e per la riunione dei convitati. 

Il piacere di mangiare esige, se non la fame, perlomeno l'appetito; il piacere della tavola è quasi sempre indipendente dall'uno e dall'altro. 

Queste due condizioni si possono osservare durante i banchetti. 

Al primo servizio e nel primo tempo, ognuno mangia avidamente, senza parlare, senza fare attenzione a ciò che si può dire intorno e, qualunque sia la condizione sociale del convitato, egli dimentica tutto per essere solo un operaio della grande fabbrica dell'appetito. Ma quando il bisogno comincia a essere soddisfatto, nasce la riflessione, la conversazione s'intavola, un altro ordine di cose incomincia e colui che fino ad allora era stato semplicemente un consumatore, diventa un convitato più o meno simpatico.

 

Effetti del piacere della tavola

Il piacere della tavola non reca con sé né rapimenti, né estasi, né abbandoni, ma acquista in durata ciò che perde in intensità e si distingue soprattutto per il privilegio particolare di cui gode, di disporci a tutti gli altri piaceri o almeno consolarci della perdita di essi. 

Infatti, dopo un buon pasto, il corpo e l'anima godono di uno speciale benessere. 

Per il fisico, mentre il cervello si rinfresca, la fisionomia si distende, il colorito si ravviva, gli occhi brillano, un dolce calore si diffonde per tutte le membra. 

Per il morale, l'ingegno si acuisce, la fantasia si riscalda, i motti spiritosi nascono e s'incrociano. Spesso si vedono riunite alla stessa tavola tutte le varietà e le modificazioni che la socialità ha prodotto: l'amore, l'amicizia, gli affari, le speculazioni, la potenza, le raccomandazioni, le protezioni, l'ambizione, l'intrigo; perciò il banchetto riguarda ogni cosa; perciò esso produce frutti di ogni sapore. 

Sono stati inventati piatti così attraenti che fanno continuamente rinascere l'appetito e che sono insieme così leggeri da accarezzare il palato senza aggravare lo stomaco.

Siamo arrivati dunque a una tale perfezione alimentare che se la necessità delle nostre faccende non ci costringesse ad alzarci da tavola, o se il bisogno di dormire non arrivasse a interporsi, la durata dei pasti sarebbe infinita e non avremmo alcun dato certo per determinare il tempo che potrebbe passare dal primo sorso di Madera all'ultimo bicchiere di punch. 

Questo piacere si gusta in quasi tutta la sua estensione ogni volta che si riuniscono le quattro condizioni seguenti: vivande almeno passabili, vino buono, commensali simpatici, tempo sufficiente. 

 

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