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Gastrosofia l'orto sulla finestra


Editoriale di Alex Revelli Sorini direttore Accademia Italiana di Gastronomia Storica pubblicato su A Tavola - il mensile della grande cucina italiana

 

L'attività di fare l'orto in casa, abbastanza comune fino alla metà del secolo scorso, poi derisa durante il boom economico, è diventata una pratica di tendenza nell'ultimo periodo. L'esercito degli contadini condominiali è in costante crescita e gli orti cittadini, ossia gli “urban gardens” (come dicono quelli trendy) ne sono una testimonianza. 

Le verdure vengono coltivate sfruttando balconi o piccoli giardini, e chi non può contare su un fazzoletto di terra si accontenta di curare le piantine in ciotole o cassette sistemate sui davanzali delle finestre. 

Già gli antichi romani traevano sostegno alimentare e intellettuale dalla coltivazione di un orto. Ogni cittadino voleva lavorare il proprio, e pure i personaggi importanti si dedicavano a quest'attività dopo il ritiro dalla vita pubblica. L’orto si trovava all’interno del recinto che delimitava la casa ed era chiamato il “secondo salatoio” perché offriva quasi tutto l’anno i suoi prodotti. Nelle ville patrizie con il termine “hortus” si identificava la coltivazione di un terreno sia per fini alimentari che estetici. Insomma, pur apprezzando l'opulenza di un giardino fiorito, ma sterile, l'indole pratica dei nostri avi faceva coesistere piante ornamentali e colture commestibili.

Nel medioevo l'orto, che rappresentava una «zona franca» sulla quale non si dovevano pagare tasse, divenne addirittura spazio fondamentale per la sussistenza quotidiana delle classi lavoratrici della terra.

Oggi credo che il desiderio di fare l'orticello nasca sopratutto per cercare delle emozioni. Volete mettere la soddisfazione di offrire, a se stessi e agli amici, un’insalata di pomodorini coltivati in casa.

Ma chi non ha nessuna esperienza come fa? Semplice, è la tecnologia a venirgli in aiuto. Il neofita contadino condominiale può usare con una mano la paletta e con l'altra lo smartphone collegato ai blog che consigliano i modi di piantare, concimare e annaffiare ravanelli, lattuga o piselli.

Come nell'attività culinaria, non esiste un solo stile di orto ma vari tipi. Da quello preciso e metodico del pensionato, a quello aromatico e multicolore dello chef; da quello mono colturale del single, a quello di un gruppo di architetti coltivato in cima ad un edificio e realizzato su uno strato di terra di venti centimetri con la doppia funzione di far sviluppare insalate e isolare termicamente il solaio. Negli Stati Uniti stanno addirittura spopolando gli orti aziendali. Un’idea promossa da Google e Yahoo, e poi adottata da colossi più tradizionali come Pepsi, che dopo aver sistemato vasi e cassette di terra sui tetti dei loro uffici hanno acquistato semi, piantine, zappe e rastrelli offrendo ai dipendenti la possibilità di produrre, durante la pausa pranzo, frutta e verdura da portare a casa.

Vorrei concludere aggiungendo che coltivare un qualche tipo di ortaggio, sia in un pezzo di giardino che sulla finestra di casa, è diventata una passione collettiva perché rappresenta pure una sfida con se stessi e gli altri. Confrontandoci emotivamente con la forza generatrice della terra scopriamo che l'orto è metafora di vita. 

Mia moglie ed io abbiamo ciascuno un proprio vaso di ortaggi da curare. Lei profonda e sensibile segue e irrora il suo con continuità, io più diretto e distaccato gestisco e annaffio il mio solo ogni tanto. Il primo frutto di stagione a chi sarà nato? A lei naturalmente... Il segnale che la natura mi ha inviato è: migliorati se vuoi far crescere qualcosa!

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