NOTIZIE gastrosofia


Categoria: gastrosofia

Gastrosofia e modelli alimentari: una scelta etica o di moda?


Testo di Fiorella De Pascale. Dottoressa in Scienze dell'alimentazione e gastronomia presso Università San Raffaele Roma - Facoltà di Agraria

 

La questione dell’alimentazione è diventata  argomento di estrema attualità e oggetto di un vero e proprio bombardamento mediatico. L’atto del mangiare è il connubio perfetto  tra corpo e mente: da un lato il cibo visto come l’atto fisico del mordere, del masticare, dell’inghiottire, dall’altro inteso come l’elemento psicologico legato alla cultura, alle tradizioni, all’etica che ci spinge ad optare per un cibo piuttosto che per un altro.

Alimentarsi non è più solo un bisogno istintuale e prettamente fisiologico ma è diventato un bisogno mentale indispensabile per la costruzione della nostra identità intellettuale e sociale. E ’in questo contesto che una miriade di nuovi modelli alimentari si appresta a far leva sui gusti e le abitudini di chi li segue.

Ma su quali principi si basano queste scelte? La risposta a tale domanda ovviamente non può essere una sola! Innanzitutto si è soliti riconoscere come propri quei cibi che fanno parte della nostra tradizione, presenti nella nostra storia familiare, a volte legati a ricordi di banchetti felici condivisi con parenti o amici.

Sembra che già durante la vita intrauterina si apprezzino i sapori dei cibi scelti dalla madre in gestazione e ciò influirà sui gusti futuri del nascituro.

Tra i fattori culturali  che influenzano il modo di alimentarsi, sicuramente la religione è tra quelli di maggior rilevanza. Nel corso della storia c’è sempre stato un forte legame tra cibo e sfera del sacro. Ogni religione codifica e impone, ai propri fedeli, le proprie regole gastronomiche, fatte di astinenza e privazioni di determinati alimenti in corrispondenza di eventi sacri o addirittura la loro completa abolizione. Il cibo da elemento materiale diventa un dono di Dio, di conseguenza alimentarsi si trasforma in un atto sacro ed alcuni cibi vengono investiti di un valore simbolico che li rende superiori rispetto ad altri (come il pane e il vino per i cristiani).

D’altra parte esiste anche una dimensione etica del cibo in cui i valori morali la fanno da padrone. Pertanto le modalità di allevamento e il rispetto per l’ambiente assumono un ruolo principale ai fini delle decisioni in fatto di alimentazione che spinge a rinunciare a buona parte dei cibi ritenuti ”più comuni” (come carne e uova provenienti da allevamenti intensivi) a favore dei cosiddetti cibi sostenibili, attenti alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, perché prodotti con un basso impatto ambientale. Come buona parte delle cose che hanno a che fare con la nostra vita, anche l’alimentazione segue la moda del momento e spesso si rifà al personaggio noto di turno, che sfrutta come promotore di un innovativo modello alimentare, che assicura risultati sorprendenti e in breve tempo.

Il risultato di questi sconsiderati ed effimeri comportamenti è la nascita di numerose tipologie di diete destinate a scomparire per la loro inefficacia nel tempo a discapito della salute di chi le segue. Quello che mangiamo e il modo in cui lo facciamo raccontano di noi e del nostro rapportarci con il mondo e la società, esprimiamo con il cibo emozioni, ideali e credo religioso. L’alimentazione è da questo punto di vista uno strumento di comunicazione, di condivisione, di scambio di idee con gli altri e questo serve a farci capire l’importanza del suo ruolo nella crescita personale, umana e culturale.





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria