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Gastrosofia mangiare bene non è costoso


Mediterraneus è il «mare in mezzo alle terre», il mare medio come la sua dieta, che vuoI dire, dall'etimo greco, «stile di vita». 

Tanto abusata a parole quanto poco praticata nei fatti in Italia, che pure è la «patria» della dieta mediterranea, (la ... ) «formula» che si deve al fisiologo americano Ancel Keys. 

Gli italiani non mangiano medio, tutt'altro. Così almeno risulta da una ricerca dell'Università di Bologna che sfata alcuni «miti», cioè che mangiare bene costa di più, che mangiare male costa meno, che non esiste una dieta sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale. 

La dieta mediterranea è proprio un esempio concreto di come si possa davvero mangiare bene e stare in salute, praticare uno stile di vita corretto dal punto di vista nutrizionale e relazionaIe e promuovere un sistema di produzione più sostenibile sotto il profilo ambientale. Questo tuttavia era, ed è, ben noto. 

Ma si può anche spendere «mediamente» per mangiare mediterraneo? Seguire questo regime alimentare - la piramide alimentare mediterranea dove alla base troviamo frutta, verdura, pasta, riso, cuscus e in cima i dolci e la carne - non costa di più, tutt'altro, se si valuta il costo del carrello settimanale della spesa dei consumatori italiani. La scelta degli alimenti è infatti fortemente influenzata dai vincoli economici, soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali.

Se compariamo tre diversi modelli alimentari da seguire per una settimana, tre pasti al giorno più due spuntini, e valutiamo l'aspetto nutrizionale e quello economico della dieta corrente (quella attualmente seguita dagli italiani), della dieta mediterranea (auspicata) e della dieta fast food (praticata da molti), i risultati sono sorprendenti.

Innanzitutto dal punto di vista nutrizionale: il carrello degli italiani è ricco di grassi (37% delle calorie totali) e povero di fibre (18,3 g/giorno), con uno scarsissimo consumo di legumi e una quota di carboidrati che nel suo complesso non arriva al 50% dell'energia totale dei nutrienti. 

Il carrello mediterraneo, se opportunamente riempito, rispetta invece le indicazioni della piramide alimentare: ricco di cereali, verdura e frutta, e povero di grassi saturi. 

Il carrello fast & junk food è calcolato invece su un menu presente nel listino McDonald's. Analizzando i dati emersi dai carrelli della spesa cosa viene fuori? 

Il menu consumato dagli italiani costa settimanalmente a una persona 48 euro, mentre il menu mediterraneo ne costerebbe 50: solo due euro in più. Se invece ci si nutre in un fast food la spesa sale a 13O euro (in questo caso ovviamente è incluso il servizio, acqua, luce, gas ecc.). Correlato è l'impatto negativo dal punto di vista delle patologie legate all'alimentazione, risultando che le fasce meno abbienti soffrono di alti tassi di obesità, diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi, carie dentali e alcune forme di cancro. 

La ricerca sfata due falsi miti: che il fast food è sinonimo di low cost e che mangiare bene è costoso. Non è vero. Anche perché i due euro in più fanno risparmiare sui costi del sistema sanitario nazionale. Risulta perciò evidente che nel nostro paese manca una cultura alimentare. Una corretta informazione/educazione servirebbe anche ad alimentare una coscienza alimentare che nel nostro paese è assai carente. 

Siamo mediterranei ma non mangiamo mediterraneo anche se pensiamo il contrario. Eppure, la potenzialità del cibo medio-mediterraneo è straordinaria e anche ben esportabile. Non solo nel senso dei prodotti, ma anche e soprattutto come stile di vita medio-mediterraneo.

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