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Gastrosofia la democrazia del panino


Testo di Stefano Buso – Ambasciatore AIGS, critico e opinionista enogastronomico, membro della Stampa Agroalimentare Italiana ASA press

Attraversiamo un periodo dove preoccupazioni e ansie sono all’ordine del giorno –, ciononostante se c’è un aspetto positivo che per fortuna unisce il nostro belpaese è senza dubbio il buon cibo! Tra le tante leccornie capaci di far perdere la testa a chiunque una è senz’altro il panino imbottito – sorta di incontaminato peccato di gola in versione “portatile”, e pronto per essere consumato in ogni situazione della giornata. Ebbene, il panino farcito (o più aristocraticamente “sandwich”) è “la pietanza” cui tanti ricorrono come rimedio prodigioso quando lo stomaco inizia a reclamare. Quindi – detto, fatto! Una morbida pagnottella “bella e pienotta” è l’ideale per fare lo sgambetto a quel fastidioso languorino che prende le mosse impunemente, o per uno spuntino pianificato a orari impensabili – notte fonda compresa.

Effettivamente le occasioni dove instaurare un ghiotto tête-à-tête con il panino non mancano; ad esempio sul lavoro, in particolar modo durante l’irrinunciabile pausa pranzo. E proprio allo scoccare delle 13.00 – ora sacrosanta per chi fatica  –  “la pagnotta” farcita può diventare un succulento espediente! Basti far mente locale ai molti che preferiscono dire no alle gremite mense aziendali; oppure a coloro che per libera scelta evitano la scappatina “cronometrata” in tavola calda. Un’allettante alternativa è farsi sedurre da un goloso sandwich comodamente “spalmati” sulla panchina del vicino parco, o ben appollaiati sulle scalinate di qualche sontuosa magione o plesso d’antan.

Tuttavia, oltre all’ufficio, il panino “al sacco” è un provvidenziale Nirvana anche a scuola, tra banchi, lavagne e quaderni, dove si ripete l’identico copione di quanto è andato in onda al lavoro  – della serie – meglio un panino sfizioso che un qualsiasi altro scontato e anonimo spuntino. A questo punto, dubbi e perplessità sull’utilità gastronomica del panino ripieno non ce ne dovrebbero più essere. Una curiosità che invece può stuzzicare il pensiero comune è stabilire l’età anagrafica del “nostro”, e cioè quanto è attempato “il pane ricolmo di bontà” e soprattutto chi ebbe la felice intuizione di prepararlo la prima volta!

È difficile attribuirgli un’etichetta archeologica o addirittura una data di compleanno, ma tutto è fuorché un’invenzione recente! In ogni caso, stabilire il momento storico in cui ha iniziato a circolare (e saziare) diventa un’impresa tutt’altro che scontata.

Eppure, ricercando e rovistando con pazienza indietro negli anni, tracce, anzi “briciole” di pane ne balzano fuori eccome! Parrebbe addirittura che nell’antica Roma ci fosse la godereccia consuetudine di consumare il pane di allora (panem) ripieno di carne di maiale ben cotta – una sorta di pane e prosciutto ante litteram, ovviamente eterogeneo da quello odierno ma sicuramente “tentatore”.

È tuttavia impensabile che nel corso dei secoli pane e companatico non abbiamo mai convolato a nozze prima dei cosiddetti “tempi moderni”. Ad ogni modo, seppur privi di certificati storici comprovanti è chiaro che il panino come lo conosciamo non è figlio dell’era industriale ma è leccornia decisamente antica! Ciò stabilito, è fondamentale rammentare che nel globo la “pagnotta ripiena” ha diverse nomee. Ragion per cui, mentre da noi è apprezzato come “il panino” da Nord a Sud – isole comprese, oltralpe è il kebab, la tortilla, il sandwich, il taco, il toast e l’arcinoto hot dog. Va da sé che la “panino-list” non si esaurisce in poche sparute battute, poiché in qualsiasi luogo, regione, contrada o remoto villaggio della Terra, ci sarà sempre uno stuzzicante panino pronto a saziare chicchessia.

E sempre a tema di globalità culinaria, un’altra consuetudine gustosamente mondana è abbinarlo a salse, salsine, creme, sughi e intingoli mirati – alcune note come la sauce maionese, il ketchup, la salsa olandese, la salsa rosa o il saporito Tabasco, altre tipicamente locali e forse un po’ meno in auge anche se certamente da scoprire!
Comunque, non importa se il vostro candido palato finirà per capitolare dinanzi alla bontà di una piadina romagnola, di uno strepitoso panino con il lampredotto, oppure del godurioso pani ca meusa – orgoglio culinario tutto siciliano che il mondo ci invidia.

L’importante che sia appetitoso, preparato con ingredienti genuini e di qualità, e che regali uno sferzante piacere dal primo all’ultimo boccone. La cronaca sinora prodotta rende l’idea della concretezza del panino imbottito; oltre a ciò è utile spendere due veloci parole di elogio per celebrare quello in versione domestica, e vale a dire imbastito in sacrosanta intimità e “licenza creativa”.

Nella versione casereccia, infatti, non devono venir meno il tipo di pane che più invoglia e ovviamente il ripieno – quest’ultimo senza limiti a estro e fantasia. In parole semplici, un’audace capriola tra i fornelli in cui noi, comuni mortali distanti anni luce da cuochi professionisti e chef stellati, possiamo dare sfogo alle nostre represse fecondità gastronomiche!

Tra i più interessanti, solo per offrire una mite idea priva di qualsivoglia leziosità, troviamo il pane con frittata e scamorza, quello con salame e broccoli ripassati in padella, il panino zeppo di fette di buon arrosto di carne nappate di sinuosa senape, la rosetta con il prosciutto cotto e fontina, la michetta con il formaggio gorgonzola e peperoni, senza tralasciare il panino integrale confezionato con prosciutto crudo, fette di pomodoro e mozzarella di bufala – versione alquanto gettonata durante l’estate.

Insomma, una lunga e articolata rassegna di accalorate prelibatezze, facilissime da realizzare e particolarmente comode da portare appresso. E a seguire della citata sequenza di panini, toast e… preparazioni riconducibili, non resta che chiudere le danze in bellezza, e cioè con un’indulgente raccomandazione: il panino è un alimento goloso, spiccio, fruibile tutto l’anno e in ogni situazione, anche quella più ostica.

Tuttavia, se possibile, assieme sarebbe preferibile abbinare una generosa porzione di verdura fresca, ad esempio un’insalata mista, o della frutta di stagione a piacere, per rendere lo spuntino un po' meno “asciutto” e più digeribile.





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