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Gastrosofia giacimenti gastronomici e agriturismo


Testo di Giorgio Orizio Questore AIGS Novara - Sous chef cuoco e gastronomo "itinerante". Laureato in Economia, promozione e gestione del Turismo. Appassionato di Storia e Cultura gastronomica

 

Il prodotto enogastronomico grazie alla tutela dell'Unione Europea con l'istituzione dei marchi di qualità a livello comunitario e le pratiche continue di tutela, valorizzazione e promozione a livello territoriale con i programmi di sviluppo agricolo e rurale hanno incrementato in modo esponenziale la richiesta dell'esperienza plurisensoriale del turista contemporaneo offerta dal cibo e dalle bevande nei luoghi di origine come la fascia mediterranea promotrice di ottimi vini e prodotti agricoli, dell'allevamento, della pesca e delle nuove produzioni brassicole, di sicuro interesse per il food trotter moderno. 

La normativa italiana del 2006 tende a configurare l'agriturismo quale componente vitale del sistema locale, tipicamente made in Italy, in grado di attivare dinamiche virtuose per l'integrazione dell'agricoltura con l'economia e la società. Fondamentale è, naturalmente, il contesto in cui l'impresa agrituristica si colloca sia quello fisico geografico sia quello socio-economico e culturale: la localizzazione delle aree rurali in prossimità di realtà urbane; in un tessuto supportato da infrastrutture efficienti, con un meccanismo di governance in grado di implementare politiche di stimolo e di supporto alle traiettorie di sviluppo intraprese, unite all'esistenza di capacità tecnico-produttive e di saperi fondamentali per valorizzare le produzioni enogastronomiche, abbinate ad altre attività volte a far conoscere il patrimonio storico-ambientale e culturale del territorio.

L'agriturismo, è qualificato come attività del settore primario e trova all'interno del mondo della produzione agricola la sua legittimità giuridica ed economico-produttiva.

L'attività agrituristica di offerta di prodotti tipici, di servizi di ospitalità, culturali e ricreativi, viene gestita dallo stesso imprenditore agricolo, in connessione alle più tradizionali attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento (art. 2, co. I, L.n. 96/2006) e senza che ciò comporti la distrazione della destinazione agricola dei fondi e dei fabbricati utilizzati per scopi agrituristici, quale sinonimo di garanzia della biodiversità locale.





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