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Gastrosofia e fenomeno del food porn


Il nuovo mondo del food mette in evidenza le seguenti caratteristiche esperienziali del cibo: è sensoriale nel gusto, vista e olfatto e interattività con il prodotto; è storie, vere o presunte tali, da narrare; è origine e luoghi di produzione e consumo; è tradizione di prodotti, paesi e ricette; è luogo di preparazione e di consumo, a casa o al ristorante; è il vizio, il peccato più sano, tra quelli non proibiti. 

Insomma siamo davanti a potenzialità infinite sia di allargamento dei mercati sia di segmentazione degli stessi: i consumi alimentari, vi stupirete, negli ultimi anni sono crollati come quantità, ma crescono i consumi di qualità legati a prodotto o stili di vita quali il biologico, il vino, l'etnico, il cioccolato. Chi compra bio lo fa non perché appartiene a una setta ma principalmente perché crede in una qualità superiore di questi prodotti. I luoghi di acquisto si evolvono: il super e l'iper sono gli spazi della standardizzazione del consumo e non dell'esperienzialità; per fare la spesa nascono nuovi formati e si rilanciano i negozi tradizionali, ormai non si può più comprare senza aver prima mangiato sul posto. Ma il mondo food passa attraverso l'evoluzione del rapporto consumo in casa-fuori casa: il ristorante in tutte le sue nuove declinazioni è il tempio del gusto, della competenza, della sorpresa: muri, arredo, servizio e cucina sono gli elementi coerenti dei nuovi concept dei locali.

Il bello da vedere e da mangiare impazza. La cucina è voyeristicamente a vista. I ristoranti si collezionano prima di frequentarli, i piatti si fotografano, poi, se mai, si mangiano. L'italiano tutto casa e mensa ora mangia sempre di più "fuori": per velocità e comodità a pranzo, per piacere la sera. Ma riprendono quota altri momenti di consumo come la merenda, la prima colazione e l'aperitivo, per la famosa regola che più opportunità si hanno più si spende, la giornata diventa una maratona-food. 

Sul mercato si contrappongono le nuove e le vecchie generazioni, le aziende di prodotto-qualità e i consorzi alimentari legati ai vecchi significati di consumo, i nuovi imprenditori che hanno capito che saper vendere è più importante di saper produrre, gli operatori del nuovo divertimento che creano i nuovi locali esperienziali. C'è spazio per nuove figure professionali: food designer, progettisti di locali, pr, star chef ... avanti un altro!

La casa intanto diventa il laboratorio sperimentale dei nuovi maschi, quelli tutta estetica, superurban nel modo di vestire, tecnici fino al midollo, quelli che usano solo la padella nera per intenderei, pinze e pinzette, sifoni e silicone, forni ventilati e kitchen aid. La donna, da sempre più intelligente, non cucina più e se cucina unisce una sana praticità a momenti più tradizionali: "Quattro salti in padella" vs tortellini fatti a mano, la ricetta della torta della (sua) mamma, le cupcakes colorate, il barattolo di gelato Haagen-Dazs.

Ma oltre a uomo e donna, esistono anche i teen e i kids, l'archetipo della famiglia che fa la spesa spingendo il carrello scompare sostituito da una serie di abitudini e gusti puramente individuali. I giovani sono il target emergente, i veri foodies, mentre i piccoli vogliono e comprano le linee di prodotto studiate apposta per loro. Ma è una rivoluzione anche di costumi rispetto all'Italian style: la contrapposizione tra pizza e sushi sta nella differenza tra cibo e food: sfizio contro fame, immagine verso concretezza, poco contro tanto. Per questo anche la pizza sta vivendo una trasformazione, come l'hamburger esperienziale: è un susseguirsi di pizza d'autore dove il pizzaiolo è come lo chef stellato, di farine particolari, di lievito madre, di ingredienti premium. La pizza diventa sfizio, tanti triangoli di pasta da personalizzare con ingredienti diversi, un piatto da condividere con altri.

La sequenza consumatori-supermercato-osti-critici, vengono i brividi solo a pensarla, è oggi sostituita da quella foodies-concept store-restaurant-star chef-food blogger. Tutta un'altra cosa ... Notate l'utilizzo "totale" della lingua inglese, of course nel mondo del "food", rispetto all'italiano del "cibo".

È stato coniato un altro neologismo: "food porn", ovvero la mania, moda e tendenza di fotografare il cibo e pubblicarlo su stampa e web con una maniacalità di dettagli e inquadrature, in stile pornografico. Su Internet c'è anche il sito dove postare foto di persone che fotografano il cibo. Si chiama Pictures of hipsters taking pictures of food e l'unica regola è che sono ammesse solo immagini di chi sta fotografando cibo servito al ristorante e non preparato da sé. Chi fotografa? Un giornalista, una mamma, un bimbo: il food è estremamente fotogenico! L'esperienza si conserva sul telefonino e si posta agli amici. 

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