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Categoria: gastrosofia

Gastrosofia cibi farmaco nell'antichità


Testo di Annamaria Ciarallo
Soprintendenza Archeologica di Pompei

Ministero Beni e Attività Culturali

Se confrontiamo i reperti trovati nelle aree archeologiche vesuviane con l’elenco di cibi e bevande riportati nella letteratura classica in particolare di quanti hanno scritto ricette, non riusciamo a distinguere in maniera chiara tra alimenti, condimenti e medicinali.
L’olio, la farina e il vino, così come il succo di limone, la salvia o il rosmarino, che compaiono quotidianamente sulle tavole in epoca romana erano presenti anche nelle farmacie di casa, talora unicamente come piante medicinali. Costituivano, cioè, gli ingredienti impiegati dai profumieri e dai farmacisti per preparare farmaci e/o cosmetici.
Piante e resine aromatiche venivano, ad esempio, messe a macerare in olio di oliva, il più prezioso ottenuto da olive ancora verdi, o nel vino, in alcuni casi ricavato anche da grappoli d’ uva immaturi, utilizzando tecniche di lavorazione comuni sia alla medicina che alla cosmesi,così che molto spesso il produttore era unico.
La tradizione di usare piante alimentari per curare malattie si è protratta del resto nel tempo, tanto da essere ancora viva nella medicina popolare dei nostri nonni e talora si è conservata intatta fino ai nostri giorni: per combattere la nausea, ad esempio, ancora oggi si consiglia di mangiare una fetta di limone o di bere un infuso di alloro.
Seppure in misura minore anche i prodotti di origine animale erano usati con diversa valenza. I pesci ed i molluschi, ad esempio, servivano a curare le più diverse malattie: la parotite con la cenere dei murici, la malaria con il fegati di delfino e così via.
Lo stesso garum, la nota salsa di pesce ottenuta dalla fermentazione sotto sale delle parti di scarto del cosiddetto pesce azzurro, era considerato un medicamento utile a guarire le ustioni, le ulcere, i morsi dei cani e dei coccodrilli.
Nelle nostre tradizioni popolari, del resto, ancora fino a qualche decennio fa il ricostituente ideale per i ragazzi era considerato l’olio di fegato di merluzzo.
Questa commistione tra cibo e medicina del resto perdura nelle comunità primitive o in quelle tanto povere da non poter accedere all’acquisto di medicinali.
Leggendo quindi le antiche ricette e confrontandole con quelle attuali talvolta si rimane sorpresi per l’uso di ingredienti, che appaiono lontanissimi dalle nostre abitudini alimentari altre volte invece per la straordinarie continuità.
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