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Gastrosofia fare rete tra gli esperti della materia cibo


La rete che auspichiamo tra gli esperti della diverse tematiche legate al cibo ha come alveo maestro quello della produzione e del consumo degli alimenti, inteso nel senso più ampio possibile. Se teniamo conto dell'obiettivo di garantire la circolazione dei saperi all'interno della rete, si sovrappongono immediatamente due fattori: da un lato l'esigenza di coniugare le discipline gastronomiche in una modulazione tra saperi tradizionali e scienza moderna, il «dialogo tra regni»; dall'altro l'esigenza, nel momento in cui la rete si espande ed entra in sistema con altre reti, di aprire la propria visione a una sfera ben più ampia rispetto al solo alveo gastronomico, peraltro già complesso di per se. 

Questi fattori non sono in alcun modo incompatibili con il progetto generale della rete, siamo convinti che siano strutturali e che possano costituire un elemento di forza e di novità, nonché di modernità. 

Il «dialogo tra regni», infatti, trova nella rete la sua massima rappresentazione potenziale: nella rete sono presenti tanto le 'comunità produttrici' tradizionali, con la loro cultura e le loro tecniche, quanto ad esempio le università che si occupano di produzione alimentare o agricoltura, senza escludere materie come l'antropologia, l'etnografia, la storia,la gastrosofia. Lo stesso dicasi per i cuochi e le cuoche - i principali connettori diretti tra produzione e consumo a livello locale - che con la rete si trovano nello stesso luogo virtuale dei soggetti che ad esempio studiano tecnologie moderne dell'alimentazione e della trasformazione dei cibi. 

La rete degli esperti della materia cibo, dunque è in grado di stabilire lo scambio tra regni diversi del sapere e quindi di generare da questo punto di vista nuove identità, nuovi progressi, innovazione sostenibile e una comunicazione sufficiente tra le diverse specializzazioni spesso chiuse in se stesse o non sufficientemente considerate le une dalle altre.

Questo dialogo tra regni è già ben definito e richiamato dalla teoria agroecologica che si fonda, oltre che sulla biodiversità, proprio su un recupero attivo dei saperi tradizionali dei contadini; non manca nemmeno una scuola gastronomica più riflessiva di altre che comprende benissimo di non poter prescindere né dallo studio della storia dell'alimentazione contadina, né dalle tradizioni culinarie artigianali che sono la massima espressione di tutto ciò che è gastronomia. 

Questa capacità dialettica, in grado di realizzare una proficua salvaguardia, di mettere saperi diversi in condizione di confrontarsi su un piano paritario in quanto a dignità e autorevolezza, deve partire da un diverso approccio al sapere. 

Questo mutamento trova il suo propellente ideale nel mondo social, strumento per diffondere una coscienza maggiore della complessità che sta attorno al cibo, elemento naturale e culturale, e pertanto inserito sempre in contesti che lo influenzano anche senza essere direttamente inerenti al cibo. 

È necessaria una visione che definiremmo 'olistica' per la rete degli esperti della materia cibo.





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