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Gastrosofia cibo e piacere


Nel IX libro della Repubblica, successivo a quello in cui venivano poste le basi alimentari della città-stato, il II, Platone affronta lo spinoso argomento dei piaceri del corpo e in particolare del piacere fisico del mangiare e del bere. 

La critica nei confronti dell'alimentazione segue in particolare due piste: 

- la pista quantitativa, sostenuta che chi indulge nei piaceri della tavola soffre di indigestioni, di nausee, di dolori di stomaco e danneggia a lungo termine la propria salute;

- la pista qualitativa, basata sul concetto che il piacere derivato dal mangiare e dal bere non è altrettanto degno ed elevato di quello che proviene da altri campi dell'esperienza umana. 

Oggi siamo decisamente più indulgenti nei confronti dei piaceri del cibo, soprattutto perché tendiamo a contestare quella radicale separazione di corpo e anima che fu all'origine di un certo percorso della cultura occidentale, su cui tanta influenza ebbero, oltre a Platone, Pitagora, Plotino, Agostino, Descartes, Leibniz ecc., tutte voci che contribuirono a edificare la posizione detta spiritualista, che non siamo più disposti a condividere in toto. 

Siamo meno severi verso i piaceri del cibo anche perché il suo desiderio e persino il suo godimento è stato scagionato con l'invenzione della "gastronomia", o scienza del ventre, dal gastrosofo antelitteram Jean-Anthelme Brillat Savarin. Nel suo scritto Fisiologia del gusto, del 1825, il gastronomo francese raccoglieva una serie di meditazioni sulla civiltà e i piaceri della tavola grazie ai quali la gastronomia compiva un passo avanti nel processo di separazione tra gourmandise e gloutonnerie (o vizio della gola) che risulterà pienamente elaborato solamente agli inizi del terzo millennio. 

Merito di Brillat-Savarin fu denunciare il postulato fondamentale della differenza tra bisogno e desiderio, già studiata da Tommaso d'Aquino, cercando di emancipare dalla colpa anche il secondo. Nell'opera di Brillat-Savarin c'è la nobilitazione del desiderio, proprio di quell'atteggiamento che superando il momento del mero bisogno trasformava secondo i teorici del Medioevo la gola in un vizio e poi in un peccato. Che parli di arte culinaria, di chimica, di digiuno o altro, tutto in Brillat-Savarin concorre a scagionare il buongustaio. La strategia di discolpa inizia dall'alto. Da una rappresentazione dell'essere supremo cioè, in quanto garanzia del piacere: il creatore, obbligando l'uomo a mangiare per vivere, lo invita a pranzo con l'appetito e lo ricompensa col piacere. Un piacere di cui l'uomo non deve arrossire, anzi. 

Dio ha voluto che il piacere di mangiare fosse l'unico non seguito da stanchezza (se preso con moderazione). 

Dio ne ha fatto un piacere di tutti i tempi, di tutte le età e di tutte le condizioni che torna necessariamente almeno una volta al giorno e che può mischiarsi agli altri piaceri o consolarci della loro assenza.

Il gourmand, spiega Brillat-Savarin, è aggraziato, lucido e controllato; la sua ragione educata sorveglia le passioni bestiali mentre la disciplina del rito e l'eleganza del codice, persino dell'abbigliamento, sublimano l'abbuffata in cerimonia, la gourmandise in arte e la gastronomia in saggezza.  

Ma Brillat -Savarin e Platone molti secoli prima, vivevano in società dove anche nei paesi più avanzati larghe sacche di popolazione conoscevano penuria di cibo, alimentazione carente e persino carestie. 

Nei secoli a seguire una alimentazione più ricca e calorica si sarebbe estesa a fasce sempre più ampie della popolazione anche a basso reddito, e morire di fame sarebbe diventato il poco ambito privilegio del cosiddetto "Terzo Mondo", almeno fino agli anni settanta e ottanta del Novecento. 

Nei decenni più recenti le cose sono ulteriormente cambiate e una grande disponibilità di cibo, dovuta a nuove tecniche agricole e di allevamento del bestiame, si è resa disponibile per alimentare il pianeta. 

Muta così, al mutare delle condizioni, anche la posizione morale nei confronti del piacere del cibo, così che le conseguenze del vizio e del peccato di gola sembrano non interessare più a nessuno. 





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