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Gastrosofia cibo come strumento identificativo del gruppo


Testo di Fiorella De Pascale. Dottoressa in Scienze dell'alimentazione e gastronomia presso Università San Raffaele Roma - Facoltà di Agraria

 

Viviamo in un’epoca in cui l’abbondanza e la varietà di cibo non ha precedenti  nel corso della storia. Grazie al fenomeno della globalizzazione e all’innovazione nel settore dell’industria, tanti nuovi alimenti sono entrati a far parte delle tavole e della cultura di gente di Paesi diversi, indipendentemente dall’origine o dalla stagionalità del prodotto.

Si è passati da una tradizione culinaria basata su alimenti disponibili sul territorio, ad una realtà commerciale costruita sulla grande distribuzione che ha accorciato le distanze tra i continenti, creando nuovi gusti, rinnovando vecchie abitudini, amplificando le tipologie di scelta. Di pari passo sono nati e cresciuti nuovi modelli alimentari che si adattano a questa moltitudine di alimenti ma soprattutto alle idee o addirittura al credo di chi li sceglie. E così ci siamo ritrovati sommersi sul web, riviste, libri e mass media, da ogni tipo di dieta indirizzata ai più eterogenei, e allo stesso tempo, esclusivi gruppi alimentari ovvero un gruppo di persone non localizzato geograficamente ma accomunato dalla propria predilezione ad un tipo di alimentazione, che li distingue dai restanti, chi per un motivo, chi per un altro.

Attraverso il cibo si comunica, si parla di sé e del proprio stile di vita, e lo si trasforma in uno strumento identificativo, necessario a sottolineare le differenze con gli altri e l’appartenenza ad un gruppo specifico. Alimentarsi diventa così il punto di partenza per la costruzione di un’identità personale, culturale e sociale che vede nel cibo il mezzo di distinzione per eccellenza. In questo modo prediligere determinati cibi e rifiutarne completamente altri delinea un confine che separa noi dagli altri, sottolineando una dissociazione non tanto da un punto di vista gastronomico, quanto per una prospettiva ideologica.

Si è giunti in tal modo a delle “battaglie mediatiche” che hanno trovato nei blog, nei social media, nei web-site il loro campo di scontri e incontri di pensiero che si sono diffusi a macchia d’olio raggiungendo la rilevanza che hanno oggi. Le categorie in cui si dividono i gruppi alimentari sono molteplici!

Dai vegani che fano una scelta etica e sana dei cibi basando su questa volontà una vera e propria filosofia di vita; ai “fastfoodiani” di concezione completamente opposta dove l’uso massiccio di carni e grassi animali è la costante fissa di un’alimentazione standardizzata; per arrivare ai salutisti amanti del BIO o ai portavoce di una cucina privazionista definita “cucina del senza” (senza sale, senza zuccheri, senza grassi…).

E’ in questo modo che attraverso le scelte alimentari degli ultimi tempi si è costruito un nuovo sistema fatto di comunità legate dallo stesso credo alimentare, dalle stesse regole e dalle stesse proibizioni. A tal proposito quando si parla di alimentazione, non possiamo relegare al cibo un puro scopo nutrizionale ma andare oltre.

L’essere e il cibo sono certamente inscindibili e vanno affrontati come se l’uno fosse la conseguenza dell’altro ,”noi siamo quello che mangiamo” è la celeberrima espressione del filosofico Ludwig Feuerbach, un pensiero filosofico che può trovare nuove interpretazioni nel contesto attuale.





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