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Gastrosofia chi sono i nuovi profeti della cucina?


Qual'è il cibo più o meno buono, più o meno accettabile? In sintesi è una domanda e un punto sempre interrogativo su cosa ci sia dietro gli alimenti. A livello antropologico occorre riflettere sul fatto che le società più semplici hanno sempre sviluppato con il cibo dei rapporti di tipo elementare e immediato rispondenti a necessità fisiologiche e di interdizioni d'ordine religioso; al giorno d'oggi noi viviamo in una società moderna dove da molto tempo non esiste più il problema della fame. Questo è il motivo principale perché sul cibo e sul mangiare si elaborano un'infinità di significati e di attenzioni particolari, in senso culturale e sociale. Infatti, mentre nelle società semplici il poco denaro a disposizione veniva utilizzato per mangiare, nella società attuale si sperpera una moltitudine di denaro per evitare di mangiare, per individuare cosa fa male e cosa bisogna allontanare dalla tavola, cioè in parole povere si spende per riuscire a non mangiare. Il mangiare come esigenza e necessità vitale diventa un contenitore di aspettative, sogni, paure, discorsi, ideologie di tipo etico e morale. Così non desta, purtroppo, meraviglia che persone normalmente magre si autocondannino a diete ferree, privazioni alimentari, penitenze, proibizioni e rifiuti, mortificando quel sano piacere del mangiare che è, spesso, uno degli aspetti più gratificanti della nostra esistenza. 

Quello che una volta era un condizionamento religioso o sociale oggi diventa un'ossessione morale e ideale, per cui non è il sapore, il gusto, il palato a essere soddisfatto, quanto la fissazione del cibo che si è costruita sopra a livello concettuale. A volte molte persone individuano nel cibo l'origine dei loro mali, delle loro fobie, delle loro ansie e frustrazioni, elaborando un processo di esclusiva condanna per il semplice fatto che non sanno bene, e in modo dettagliato, chi lo produce e come. 

Un esempio per tutti è la cioccolata che per un lungo periodo è stata odiata ed evitata ma che adesso riscuote un successo impensato e diventa panacea per molti disturbi. 

È il linguaggio del cibo che viene utilizzato per dire chi sei e come si è, per comunicare con gli altri ed esprimere parti di noi stessi. 

Dato che con il cibo noi compiamo delle scelte, attraverso il mangiare noi ci facciamo conoscere al mondo esterno. Questo concetto è particolarmente evidente per noi italiani, per i quali il cibo è argomento principale nelle conversazioni, tant'è che anche quando si sta facendo un pranzo "luculliano" si continua a parlare di mangiare. Mettersi a tavola è un momento speciale dove avvengono discussioni, litigi, separazioni, riconciliazioni, si fanno contratti e ci si mette d'accordo su ogni questione in sospeso. Infatti, in Italia gli spettacoli teatrali e cinematografici entrano in crisi negli orari canonici della cena, mentre sono affollati nella fascia pomeridiana, perché lontani dalle ore di pranzo e cena. 

Intorno al cibo si è ormai creato un tale interesse che si sono affermate delle figure "profetiche", chiamate "foodies" da molti, "gastrosofi" secondo la nostra Accademia. I foodie/gastrosofi sono quegli appassionati di cibo e di alimentazione attenti alla storia dei prodotti, a come vengono realizzati e che li vanno a cercare direttamente da chi li produce, senza per questo essere obbligatoriamente dei professionisti del settore. Creano blog, riviste, centri di scambio, programmi televisivi e radiofonici, diventando informatissimi su tutto quello che riguarda la gastronomia. Amano mangiare bene sia al ristorante che in casa. I foodie/gastrosofi, sono attentissimi nel fare la spesa sia in ordine alla provenienza, che alla qualità e alla freschezza dei cibi. Cucinano, mangiano e scrivono di cibo. Per queste persone il pasto è uno dei momenti più importanti della convivialità, utile per parlare e dissertare con amici e colleghi, per fare amicizia e conoscere altre persone. Spesso si occupano personalmente della spesa, danno molta importanza alla marca dei prodotti alimentari e alla modalità del loro confezionamento, nonché alla provenienza del prodotto e al suo valore nutrizionale. Preferiscono evitare diete ricche di grassi, di carboidrati, di sale e di zuccheri raffinati.

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