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Gastrosofia approccio anche mentale al cibo


Testo di Giorgio Orizio Questore AIGS Novara - Sous chef cuoco e gastronomo "itinerante". Laureato in Economia, promozione e gestione del Turismo. Appassionato di Storia e Cultura gastronomica

 

La simbologia del cibo è ancestrale e si perde nella memoria dei tempi, nasce come necessità fisiologica nell'uomo e si trasforma in simbolo dello status socio economico e come rituale di pratiche teoretiche e metafisiche, che rendono speciale il semplice gesto quotidiano, naturalmente insito nell'istinto primordiale dell'essere umano.

La sua dimensione privatistica, individualistica e psicologica è collante per le società, da quella tribale a quella di massa, svolgendo un compito fondamentale nella determinazione delle caratteristiche economiche, sociali e comunitarie di un popolo, capace di sobillare le masse contro il sistema costituito, innescando un processo di rivolte e insurrezioni di rilievo locale ed internazionale.

La creazione del cibo genera attorno a se passioni, lavori, abitudini alimentari, abbinamenti inediti o estrosi ed una accurata selezione dei prodotti di prima necessità.

L'approccio mentale al cibo è uno stile alimentare basato sul riconoscere l'importanza delle varie fasi che ogni alimento subisce: creazione, semina, maturazione, raccolto e consumo.

La composizione di una pietanza, nel cercare gli elementi più adatti a nutrire, è fatta di passione e fatica; superata l'esigenza dello "sfamare" stiamo sviluppando una consapevolezza basata sull'interdipendenza spirituale tra noi e la natura.

Il cibo rappresentando una necessità per la quotidiana esistenza diventa anche un vettore evolutivo per la nostra mente.





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