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Gastrosofia sapori vintage col picnic


 

Editoriale di Alex Revelli Sorini direttore Accademia Italiana di Gastronomia Storica pubblicato su A Tavola - il mensile della grande cucina italiana

 

Negli anni scorsi i pranzi fatti all'aria aperta sui tavolini da picnic, con cibi portati da casa, erano quasi scomparsi a causa dell'affermarsi dei più “modaioli” brunch o spuntini all'americana. Il cambiamento sociale ed economico ha però spinto molti a rispolverare i vecchi usi familiari del fai da te, come ideale opzione vacanziera “vintage” e di basso costo.

La provenienza della parola picnic è piuttosto antica. Sembra che si tratti di un termine composto dal francese arcaico “pique” (prendere) e “nique” (roba di poco conto). Il nome, venuto in uso alla fine del ‘600, si riferiva ad un pasto frugale consumato all'aperto.

Negli anni '60 del '900 il picnic divenne addirittura un rito sociale di massa da celebrare al mare, in montagna o in campagna. Anch'io vi ho partecipato. Sono ancora indelebili nella mia mente quelli organizzati sulle riva del lago Trasimeno con i cibi cucinati dalla nonna, tutti facili da preparare, da trasportare, da dividere e da mangiare tiepidi o freddi. 

Si arrivava presto per prendere gli spazi d'ombra più prossimi all'acqua. Le attività cominciavano distendendo i plaid e piazzando i tavolini, per proseguire con le partite a carte o a bocce (niente videogame) e le immancabili camminate con bagno ristorativo. 

Era però verso mezzogiorno che la vera festa andava in scena. Tutte le mamme, come colpite da una epidemia contagiosa, iniziavano a tirare fuori borse termiche, ciotole colorate e piattini. Era obbligatorio assaggiare i manicaretti dei vicini e scambiare le ricette e i segreti di famiglia. Non mancavano piccole discussioni sulla giusta versione di un piatto o sull'opportunità di un ingrediente (famosa la controversia - mai risolta - sull'utilizzo o meno del cetriolo nella panzanella). Queste dispute “filosofiche” sfociavano a volte nel lancio, da parte dei mariti, di vere e proprie competizioni: “la prossima volta ogni cuoca dovrà portare la sua versione della frittata”. I giudici di questi tenzoni erano, manco a dirlo, gli uomini stessi, furbescamente consapevoli delle ghiottonerie che avrebbero mangiato (le gare culinarie non sono invenzione della Prova del cuoco).

Il picnic era insomma un modo di conoscere gente diversa, alla quale si chiedeva l'amicizia tramite l'offerta e la condivisione di un cibo (non c'era facebook).

Invito perciò tutti a rispolverare il vecchio tavolino con le seggioline per organizzare un'uscita festiva con famiglia o amici: sono garantite abbondanti emozioni low cost a base di pane, formaggi, salumi, uova, pasta fredda e ortaggi.

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