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Gastrosofia pane come panacea di molti mali


Bisogna anzitutto sfatare il pregiudizio secondo il quale il pane farebbe ingrassare: non credeteci, e gettate alle ortiche i sensi di colpa! Nella Bibbia il pane s'incontra così spesso che ci meravigliamo che l'Associazione Panificatori non ne abbia ancora sponsorizzato un'edizione da sbattere sotto il naso ai dietologi che lo condannano come «reo di procurata obesità». 

Consideriamo allora il pane sotto il profilo delle sue componenti nutritive e come fonte di calorie, ovviamente variabili in relazione al tipo di farine usate e ad eventuali aggiunte di grassi o d'altro. 

Scopriremo che 100 g di comune pane di frumento contengono l'8% di proteine vegetali, lo 0.5% circa di grassi, poco più del 62% di carboidrati, discrete quantità di vitamine e sali minerali. Quanto all'apporto calorico fornito da 100 g di pane, varia da un minimo di 235 calorie (integrale) ad un massimo di circa 300 (all'olio). 

C'è poi chi sostiene che è meglio togliere la crosta e mangiare soltanto la mollica, ritenuta "più leggera". Ma questo è solo un altro dei più diffusi luoghi comuni in circolazione, spesso contraddittori e ancor più spesso tutt'altro che precisi. E' vero, piuttosto, l'esatto contrario: la parte più digeribile del pane è proprio la crosta, perché per effetto del calore l'amido è già parzialmente predigerito. 

A proposito, proprio per una questione di digeribilità è bene non mangiare il pane appena sfornato. Semplicemente perché in questo caso si è portati a non masticare, e quindi insalivare, a sufficienza la mollica. 

Già nel XIV secolo, comunque, il primo comandamento contenuto nel "Libello per conservare la sanità" diceva: «Non lo mangerai il dì che è cotto». E proseguiva consigliando di mangiare il pane il giorno dopo, perché «fa miglior sangue» (e proprio non so che cosa possa significare quest'ultima affermazione). 

PANE PANACEA DI MOLTI MALI 

In ogni epoca al pane sono state attribuite virtù magiche, che si riflettono in tanti riti ed usanze tuttora vivi in molti Paesi. Ma c'è dell'altro. Cioè la fede nelle virtù guaritrici del pane, elemento da sempre presente nella medicina popolare. 

Già i Romani, per dire, curavano le malattie degli occhi con cataplasmi di pane. I Greci, invece, per implorare la guarigione o l'immunità dalle malattie usavano sacrificare agli dei animali diversi secondo il caso. 

Con l'andar del tempo, però, l'usanza di tal genere di sacrifici tramontò. Si prese semplicemente a sostituire gli animali con pani a cui si dava la loro forma, e il valore curativo continuava ad agire e ad essere molto apprezzato. D'altra parte presso alcuni popoli c'è ancora l'uso di pani "figurati", che riproducono il più fedelmente possibile le parti del corpo che si vuole guarire o proteggere, offerti per propiziarne la guarigione o la protezione. 

Il potere delle pagnotte era molto apprezzato, a quanto pare, in vari casi specifici. 

Per combattere la peste, ad esempio: secondo un trattato del 1611, qualsiasi rimedio utile per la profilassi dell'epidemia doveva essere somministrato con pane, burro e sale. Fino al Settecento, poi, un pane azzimo - ingrediente di speciali pappe all'aceto - è stato considerato rimedio strepitoso per i dolori pleurici. 

 Per combattere febbre e diarrea nulla funzionava meglio dei pani caldi a forma di croce: i cosiddetti hot cross-burns, pani caldi che ancora si vedono (e si vendono) in Inghilterra nel giorno di Venerdì Santo. 

In Germania l'ultimo covone del raccolto veniva trebbiato a mano, e con il grano e la farina ricavati si faceva un pane che veniva mangiato solo dalla famiglia. Era considerato indispensabile per mantenerla in buona salute, ma ne veniva sempre conservato un pezzetto: in caso d'incendio sarebbe stato gettato tra le fiamme. Per domarle, addirittura. 

In Italia tra i pani anti-malanno figurano pure i calabresi mostazzuoli, modellati secondo la forma di una parte del corpo miracolosamente guarita, oppure ad immagine dei componenti di una famiglia. Vengono offerti a San Rocco, patrono dei malati, per ringraziarlo o per implorarne la protezione. 

Alla categoria dei "curativi" appartengono anche il pane di San Biagio (considerato ottimo contro il mal di gola) e quello di Sant'Antonio (ovviamente efficace contro l'omonimo "fuoco" o gangrena dei suini), che forse continua ad essere usato in Olanda, Belgio e Westfalen (la Vestfalia, regione della Germania difficilmente definibile sul piano geografico, su quello storico è nota per l'omonima "Pace" siglata nel 1648 con due trattati che posero fine alla Guerra dei trent'anni che insanguinò larga parte dell'Europa). 

Analoghi poteri vantava però, nella Germania meridionale e in Svizzera, il pane di Sant'Agata che - secondo le credenze del popolo dell'Alta Baviera - addirittura guariva dal cancro al seno. Le "pannocchiette azzime" di Taranto avrebbero, invece, la proprietà di tener lontani disastrosi temporali. 

Un'autentica panacea, infine, era considerato il "pane di Tolentino" (Macerata) distribuito il 10 settembre: serviva un po' per tutto, ma pare fosse particolarmente efficace nel combattere le febbri, facilitare il parto, proteggere il bestiame dalle malattie, Senza contare che poteva pure salvare da incendi, fulmini, siccità e un bell'assortimento di altre calamità.

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