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Gastrosofia valore sociale del cibo per astronauti


Testo di Marzia Caravelli laureata in Comunicazione Internazionale, Dottoressa in Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia presso l'Università San Raffaele, è atleta dell'Aeronautica Militare e della Nazionale italiana di atletica leggera.

 

Durante questi anni di missioni nello Spazio sono state pensate e sviluppate, parallelamente alle questioni tecniche, anche una serie di azioni utili a migliorare il benessere psicologico dell’equipaggio. Tra queste ci sono ad esempio consultazioni frequenti con il centro di controllo della missione, contatti con i familiari, e una particolare attenzione e cura per l’ aspetto sensoriale ed edonistico del cibo, prevedendo persino la presenza di pietanze particolarmente gradite, dette “bonus food”, da consumare durante occasioni speciali, per migliorare il morale dell’equipaggio. Tali azioni hanno contribuito a contrastare gli effetti che possono derivare da un lungo periodo di limitato contatto sociale, di convivenza in un ambiente ristretto e di grandi responsabilità, che caratterizzano i voli spaziali.

I pasti in particolar modo sono una delle poche cose quotidiane che rappresentano qualcosa di familiare per gli astronauti. Se si pensa a quanto è importante il ruolo del cibo nella vita di tutti i giorni, per la sua capacità di unire, di rappresentare un momento di aggregazione, di svago o di intimità, si può intuire come in una situazione di isolamento, forte stress, e condivisione di responsabilità, il momento del pasto, possa rappresentare uno strumento perfetto per aumentare la coesione dell’ equipaggio, allentare le tensioni e condividere ciò che è successo durante la giornata un po’ come avviene sulla Terra quando ci si siede attorno ad un tavolo. 

Per rendere questo un vero momento di confort e di rilassamento psicologico però è importante sapere che gli astronauti hanno riferito che fin dai primi giorni di volo spaziale il sapore dei cibi viene percepito in maniera differente. Pare infatti che gli alimenti risultino privi di gusto e per questo motivo spesso viene prediletto un condimento molto più piccante e/o aspro di quello che si gradirebbe sulla Terra. Non è raro poi che gli astronauti durante la missione preferiscano cibi e sapori che a casa incredibilmente non tolleravano e viceversa. 

Gli studi sul perché avvenga tutto ciò sono ancora limitati e divisi ma è certo che uno dei cambiamenti fisiologici più importanti è rappresentato dallo spostamento dei fluidi dalla parte bassa a quella alta del corpo, a causa della mancanza di gravità. Questo fenomeno crea un gonfiore facciale che causa un’importante congestione nasale, privando gli astronauti, soprattutto nei primi giorni, del senso dell’olfatto e conseguentemente alterando la loro percezione dei gusti, essendo i due sensi strettamente connessi tra loro. Inoltre gli odori derivanti dall’ambiente della navicella spaziale, e il fatto che il cibo sia consumato direttamente da pacchetti chiusi da cui non può diffondere il proprio profumo, potrebbe essere una concausa dell’alterazione della percezione del flavour. Sebbene questa sensazione di congestione passi dopo un periodo di adattamento, può permanere invece la curiosa preferenza per alcuni cibi non graditi sulla Terra e viceversa. Ecco perché le salse, e le salse piccanti diventano importanti, per dare un nuovo sapore, o per coprirne uno non gradito, anche perché gli alimenti che non vengono completamene consumati, non possono essere buttati e finirebbero per andare a male creando spiacevoli odori e inconvenienti in un ambiente molto particolare.

Tali aspetti, che possono sembrare dettagli secondari, non possono invece essere trascurati adesso che le missioni spaziali dureranno sempre di più. Probabilmente la Stazione Spaziale Internazionale rappresenta l'inizio di un'era in cui gli esseri umani vivranno e lavoreranno nello spazio, uniti da formazione e competenze tecnologiche e quindi il momento conviviale diventerà sempre più  l’occasione per un confronto di culture, di preferenze individuali, e sociali. Non può che essere testimonianza di questo fenomeno il fatto che nell’ultima missione spaziale dell’ESA, con l’arrivo di un’astronauta italiana, sia arrivato in orbita per la prima volta anche il caffè espresso. Questo non ha significato infatti l’arrivo a bordo di una semplice bevanda in più, o di un sofisticato ritrovato tecnologico in grado di veicolare il funzionamento dei liquidi in assenza di gravità, ma ha senza dubbio significato portare in orbita una parte della cultura e della tradizione italiana più profonda.  

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