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Gastrosofia Glocal = globalizzazione compatibile con identità locale


Il cibo è un fondamentale strumento di identità culturale. La ricetta migliore è sempre quella della mamma, perché lì (nella mamma, e in tutto ciò che essa rappresenta) si trovano, o si vogliono trovare, le radici dell'identità personale. 

Ma allora, quando al cibo della mamma si oppone il cibo Burger King, ci troviamo di fronte a un conflitto tra affermazione e annullamento dell'identità? Tra identità e non-identità? Niente affatto. Se il "villaggio globale" non è un'invenzione del sociologo McLuhan ma una realtà del nostro vivere quotidiano, anche questa identità ci appartiene. 

Il cittadino di Firenze (che si riconosce nel cibo della sua città e delle sue campagne) è anche cittadino di Toscana, d'Italia, d'Europa. Ciascuna di queste identità - tutte mutevoli, tutte in costruzione - vuole i suoi simboli alimentari. 

Il "villaggio globale" ha Burger King, uguale dappertutto. Pensare all'hamburger come a una non-cultura, a una non-identità, è un errore di prospettiva. L'hamburger possiede, sul piano simbolico, uno spessore culturale assai più profondo di quanto a prima vista non appaia. 

Del resto, l'hamburger non è mai uguale a sé stesso. Dappertutto è accompagnato da studi di mercato che non parlano solo il linguaggio delle cifre ma anche (secondariamente, magari) quello dei gusti e delle tradizioni. La salsa non è la stessa ovunque. Il rapporto fra dolce e salato cambia da paese a paese. L'uniformità del gusto non esclude varianti e questo significa che perfino l'hamburger non può prescindere dalle identità locali. Ciò significa che una convivenza fra la cucina delle grandi catene e la cucina della mamma è forse possibile.

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