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Gastrosofo Vs Ghiottone


Se il gastrosofo tiene alla qualità dei cibi più che alla quantità, il ghiottone abbina l’una all’altra. Esiste una gamma molto varia delle due categorie.

I ghiottoni sono spesso divoratori senza freno, per loro il piacere della gola è ricollegato all'incontinenza alimentare. Leggendario è Milone da Crotone, atleta greco del VI sec. a.C. più volte vincitore dei Giochi Olimpici, descritto con forza e ghiottoneria incredibili. Narra la leggenda che egli, abbattuto un bue con un pugno, lo trasportò per 120 passi per poi mangiarlo intero in un solo pranzo. Ghiottoni letterari sono Gargantua e Pantagruel, protagonisti del romanzo cinquecentesco di RabelaisNel XIX sec. si procurò buona fama di ghiottone pure lo scrittore francese Honoré de Balzac, il quale alternava periodi di pasti frugali, quando era immerso nella scrittura delle sue opere, a sfrenata ghiottoneria. Una volta venne visto divorare 100 ostriche, 12 costolette d’agnello, 1 anatra, 2 pernici e 1 sogliola, il tutto seguito da dolci, frutta, caffè e liquori. 

Nella categoria dei gastrosofi annoveriamo Brillat-Savarin, che amava ripetere “La buona tavola è uno degli elementi principali nella catena della società. Diffonde a poco a poco lo spirito di ospitalità che promuove sempre più l’avvicinamento delle varie classi, le amalgama in un tutto omogeneo, offre incentivo al gradevole conversare e smussa i punti d’attrito nelle diversità tradizionali”.

Evidenziamo che l’aspirazione del gastrosofo, Homo Sapiens, è quella di nutrirsi con sapienza; egli prende le giuste distanze da tutti coloro che si abbuffano voracemente e da quanti “l’appetito ha rotto i freni della ragionevolezza”. 

Il ghiottone è avido di tutto quanto ha buon sapore, senza darsi pensiero della salute, della misura e dei comandamenti del buon garbo. 

Il gastrosofo applica invece, nella condotta quotidiana, la regola dello scegliere il meglio del buono, facendo però attenzione alla giusta dose, perché:

“quelli che mangiano più del dovuto danneggiano il proprio corpo e la propria anima, e sprecano malamente i cibi con cui altri esseri umani potrebbero vivere”.

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