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Gastrosofia l’estetica nel convivio


Testo di Federico Giacomini dottore in Servizio sociale, cultore di gastronomia storica e gastrosofia, pluridiplomato ad indirizzo turistico-alberghiero ha maturato esperienze annuali nella risorazione in Italia e all'estero (Germania, Irlanda) e nel sociale con corsi di "alta formazione".

 

Georg Simmel* sociologo e filosofo tedesco, all’interno della sua raccolta di saggi “Estetica e sociologia” del 1896 propone un breve saggio “Sociologia del pasto” denso di implicazioni inerenti la storia della gastrosofia in quanto ci spiega l’interesse del Sociologo verso le dinamiche sociali del pasto e le sue regolamentazioni.

Nei primi paragrafi l’autore analizza le dinamiche nel pasto in diverse culture; dalla metà emergono una serie di considerazioni estetiche interessanti cominciando a trattare la disciplina nella gestualità del pasto con correlazioni sulle diverse classi sociali e osservando come tra queste, in quelle superiori  “il piacere dello stare insieme domina la mera materialità del pasto, culminando […] nella ‘società’, si sviluppa per questo determinato comportamento un codice di regole” dalla posizione delle posate fino agli argomenti consoni durante il convivio.

Continuando durante la trattazione l’autore si sofferma sul piatto “simbolo di quell’ordine che dà al singolo ciò che spetta a lui come membro di un tutto articolato “indica che una determinata porzione di cibo è stata assegnata a una determinata persona. Lo indica la forma tonda del piatto; la linea del cerchio è quella più esclusiva, che concentra in massima misura il suo contenuto dentro di sé – mentre la scodella destinata a tutti può essere ad angoli oppure ovoidale, quindi meno gelosamente chiusa. Il piatto è simbolo di quell’ordine che dà al singolo ciò che spetta a lui come membro di un tutto articolato, impedendogli in cambio di spingersi oltre i propri limiti. Tuttavia il piatto supera questo individualismo simbolico, sublimandolo […] i piatti a tavola devono essere del tutto identici fra di loro, non sopportano nessuna individualità. Piatti o bicchieri diversi […] sarebbero assolutamente insensati e brutti”.

L’autore tratta in questo piccolo saggio diverse temantiche , alcune di interesse strettamente sociologico, circa l’arredamento fa considerazioni interessanti “i colori moderni, spezzati, sfaccettati, non sono adatti alla tavola dove si mangia, ma quelli ampi, splendenti, che fanno riferimento a delle percezioni elementari: bianco e argento. Nel mobilio della sala da pranzo invece si evitano generalmente forme e colori molto esuberanti, e si cercano quelli tenui, scuri e gravi. Fra i quadri si prediligono i ritratti di famiglia, a cui non corrisponde un’attenzione acuta, ma un sentimento dell’abituale, dell’affidabile, di ciò che risale ai fondamenti della vita”.

 

*Nasce il I marzo 1858 a Berlino da una famiglia cristiana di origine ebraica e muore il 28 settembre 1918 a Strasburgo. Consegue la laurea nel 1881 presso l'università di Berlino ottenendo la cattedra nel 1885. Le sue opere riguardano la sociologia e la filosofia della storia. Tra le più importanti: "Sulla differenziazione sociale" (1890); "I problemi della filosofia della storia" (1892); "Il problema della sociologia" (1894); "Filosofia del denaro" (1900); "La metropoli e la vita dello spirito".

 

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