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Gastrosofia Darwin il disgusto alimentare e gli insetti


Charles Darwin (1809-1882) fu tra i primi a studiare il disgusto e cercare di dare una definizione a questa “sensazione".

Nel suo libro “L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali” lo definisce come segue:

“II disgusto è un qualcosa che fa rovesciare il labbro inferiore e alzare leggermente il superiore con una brusca espirazione, la stessa espressione che facciamo quando siamo nauseati". 

Secondo Darwin il disgusto è una sensazione naturale che si manifesta attraverso tutti e cinque i sensi, in primo luogo attraverso il gusto, seguito dal tatto, dalla vista, dall'olfatto e dall'udito. Darwin si interrogò' inoltre, sul perché non siamo disgustati da cose “banali" come una barba di un vecchio signore o una minestra, ma come invece rimaniamo disgustati se la minestra cade sulla barba dello stesso signore. La spiegazione starebbe nel fatto che il disgusto deriva principalmente dall'atto del mangiare e gustare, e più qualcosa di inappropriato si trova in prossimità della bocca più cresce la sensazione di disgusto. 

Sappiamo il motivo per cui proviamo disgusto per alcune cose: non perché non sono buone ma perché la nostra cultura ci spinge a rifiutarle. Ma nel tempo i fattori culturali si modificano perciò chi ci dice che in futuro non considereremo gli insetti golose prelibatezze? Gli insetti sono gli elementi base dell'apporto proteico di tantissime specie di animali, compresi i nostri cugini bonobo, e di molti esseri umani. Oggi circa 2 miliardi di persone li consumano. Molti studiosi hanno cercato di spiegare perché l'uomo abbia eliminato tanti alimenti che in passato aveva sempre consumato e hanno sviluppato la "teoria del blocco istintivo", ovvero l'essere umano come animale ha perso parte del suo istinto, soprattutto vivendo nella modernità e lontano dalla natura. 

Ogni giorno ci nutriamo con prodotti processati, raffinati e impacchettati e ci distacchiamo sempre di più da quello che è l'alimento così com'è in natura. L'insalata è già lavata, la carne si può trovare sotto diverse forme, i formaggi tutti bianchi, a fettine o spalmabili, le verdure già private di radici, foglie e brattee. 

L'idea quindi di mangiare un insetto, secondo questa teoria, ci spaventa poiché è un elemento naturale, perché viene colto così com'è. Eppure, grazie alla documentazione del padre della ricerca entomologica, Shimon Fritz Bodenheimer, e di molti altri studiosi dei giorni nostri, scopriamo che forse oggi, in un mondo che sta subendo diversi cambiamenti, ambientali e culturali, torna a essere conveniente l'utilizzo di alimenti dimenticati o disprezzati come gli insetti.

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