NOTIZIE gastrosofia


Categoria: gastrosofia

Gastrosofia dalla merenda alla merendina


Lo storico istituto della merenda, che tradizionalmente scandiva la metà della mattina, e la metà del pomeriggio, meritato ristoro («merenda» è dal latino mereo e significa «ciò che si deve meritare») durante il lavoro o lo studio, ha lasciato il posto a una più piccola, insignificante merendina che minimizza la portata dell'evento, la sua collocazione temporale e spaziale. Insignificante nel senso letterale: un evento che non 'significa', non esprime e non comunica contenuti sociali - il tempo del riposo e del ristoro dopo il tempo del lavoro e dello studio - ma, svincolandosi dal ritmo della giornata, si riduce all'oggetto del ristoro (il piccolo snack) privo del suo contesto.

La merenda - il tempo della merenda - non c'è più, resta la merendina da consumare. Il messaggio dell'industria è chiaro: la merendina sono io, puoi consumarmi quando vuoi. Il tempo è scomparso, la merendina si allarga potenzialmente all'intera giornata, può perfino sostituire il pasto, per chi non ha tempo oppure persegue, illudendosi, un abbassamento delle calorie. L'idea di pausa rimane, ma è una pausa che può arrivare in qualsiasi momento. Basta un crampo allo stomaco e si allunga la mano, la merendina è pronta, la fame placata. Il cibo oggetto ha preso il posto del cibo-evento. 

Col tempo, è scomparso lo spazio. La merenda, come il pranzo o la cena, aveva luoghi definiti per essere consumata. Durante la mattinata scolastica si prendeva un po' d'aria uscendo dall'aula in corridoio, in cortile, in giardino. A metà pomeriggio, tornati da scuola, ti aspettava a casa un piccolo pasto, svelto ma solo apparentemente informale: pane, marmellata, burro, cioccolata, latte, succhi di frutta ... Il luogo poteva essere la cucina, il salotto, il giardino; ma c'era un luogo. La merendina mordi-e-fuggi non ha luogo, si può afferrare e consumare ovunque: sui banchi di scuola, in ufficio, per strada, davanti alla tv. Cioè: facendo altro, in luoghi deputati ad altro. 

I dietologi ci insegneranno tutto su meriti e demeriti delle merendine: qualcuno ostentando nostalgia per l'antico pane e marmellata, qualcun altro muovendosi con intelligenza fra i prodotti, non esattamente uguali, che l'industria alimentare di volta in volta inventa e propone. Ma non è solo questione di calorie, di zuccheri o di carboidrati. La variazione su cui vale la pena riflettere è soprattutto quella del tempo e dello spazio, le dimensioni 'naturali' del nostro vivere che a ben vedere non sono affatto 'naturali' ma vengono, ogni volta, determinate culturalmente, secondo parametri, prospettive e interessi mai uguali a se stessi. E una piccola attenzione riserverei, come sempre, alle parole: la merendina sempre a portata di mano non è più qualcosa che si è meritato, ma una specie di atto dovuto, una presenza scontata, di scarso pregio affettivo. La merendina uccide la merenda. 

Leggi news gastrosofia





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria