NOTIZIE gastrosofia


Categoria: gastrosofia

Gastrosofia cottura e consumo della pasta


Se i manufatti di pasta presentati nei testi medioevali e rinascimentali ci risultano abbastanza familiari per le forme descritte, assai diverse sono le regole di cottura, il tipo di condimento e le modalità d’uso.
Rispetto al gusto italiano, che in genere predilige le cotture al “dente”, cioè brevi (pur con un progressivo ammorbidirsi della pasta salendo da sud a nord) la pasta di cinque o sei secoli fa sarebbe apparsa decisamente scotta, come segnala Mastro Martino, che consigliava di bollirla per diverse ore.
Quando nasce allora il gusto della pasta “al dente”? Difficile dirlo, nelle ricette di Scappi, sembra ancora di là da venire, ma già agli inizi del Seicento Giovanni del Turco giudicava conveniente una cottura non troppo lunga.
La pasta rimase per lungo tempo un cibo fra i tanti. Si potevano forse designare due tipologie d’uso socialmente diversificate:
- la pasta come contorno, nella cucina delle corti aristocratiche;
- la pasta come pietanza a se nella cucina borghese.
Ancora nel Cinquecento la pasta sembrerebbe fosse ritenuta “uno sfizio”, di cui si poteva fare a meno nei momenti di difficoltà. Non era evidentemente il piatto forte del popolo che si alimentava di pane, minestre, verdure, tanto che a metà dello stesso secolo il prezzo dei maccheroni o delle lasagne risultava circa tre volte superiore a quello del pane.
Sarà solo dal Seicento che la pasta comincerà ad essere diffusa anche fra le classi popolari urbane, grazie all’introduzione della meccanizzazione e il conseguente abbassamento del suo costo.
Leggi ricetta vermicelli
Leggi news pasta antichi romani - Leggi news storia pasta
Leggi news pasta ripiena - Leggi news pasta italiana
Leggi news essiccazione pasta - Leggi news esportazione pasta
VIDEO pasta secca





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria