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Gastrosofia cibo e linguaggio


Mangiare insieme ad altri diviene di alto valore comunicativo allo stesso tempo forte e articolato, in quanto ciò che è al centro dell'atto comunicativo è anche un elemento essenziale per la sopravvivenza dell'uomo e della sua specie. 

Il linguaggio del cibo espresso in queste circostanze porta con sé valori di identificazione molto importanti. 

A livello sociale per l'appartenenza a una certa classe sociale, anzi proprio il cibo era, soprattutto nel passato, un modo per sottolineare la differenza di classe. 

A livello economico per l'ostentazione di ricchezza, disponibilità e potenza. 

A livello religioso ad esempio per il significato profondo legato al vino e al pane nella religione cristiana, al significato della quaresima dove ci si astiene da certe pietanze, alle regole monastiche su particolari cibi; in altre religioni viene definitivo ciò che si può e non si può mangiare come nell'ebraismo oppure ciò che è peccato o non è peccato mangiare come nell'islam. 

A livello etnico dove un certo cibo definisce un'etnia, ad esempio spaghetti o pizza per gli italiani, il cous-cous per gli arabi, e lo stesso cibo è segno di aggregazione e solidarietà nazionale in quando bandiera della propria storia e della propria cultura. 

A livello di filosofia di vita quando parliamo di diete macrobiotiche o vegetariane, movimenti contro l'uccisione degli animali, diete che aiutano la trasmigrazione delle anime. 

Il significato legato al cibo si esprime anche nel linguaggio che si utilizza nella preparazione e assunzione del pasto. Sappiamo bene che una classica colazione di lavoro è un pasto molto diverso da un funerale, un matrimonio, una cena a lume di candela, una pizza collettiva alla fine dell'anno scolastico. La diversità di questo tipo di situazioni conviviali è chiaramente leggibile, perché sono espresse con un linguaggio del cibo chiaro e codificato in ogni specifica cultura. L'aspetto più interessante sta nel fatto che oltre a una migliore conoscenza della propria cultura acquisiamo una conoscenza migliore degli altri e dei loro linguaggi. Ne scaturisce una diversa consapevolezza dell'altro e delle varie identità che non sono così definite una volta per tutte, ma possono modificarsi e trasformarsi, modellandosi a società e culture diverse dalle proprie. Il mondo dell'alimentazione, proponendosi come terreno di prova e di verifica culturale, trova applicazione anche all'interno di una stessa cultura perché vicino al cibo nazionale troviamo quello regionale, locale e di tradizione familiare. 

Si può dire che è la rivincita della cucina della nonna che ci permette oggi di poter rispettare le diversità culinarie, evitando di farci cadere nel negativo concetto di intolleranza per ciò che è diverso. 

L'uomo non sarà più solo ciò che mangia ma anche mangia come si sente, vale a dire mangia ciò che appartiene a quella che si creato come propria cultura personale. 

Il simbolismo alimentare è stato ben rappresentato dall'antropologo Claude LéviStrauss che seguendo il suo metodo chiamato Strutturalista ha suddiviso ciò che riguarda il cibo in un universo dicotomico, creando classificazioni binarie in cui gli alimenti possono avere un loro significato linguistico a seconda che siano crudi o cotti, molli o duri, maschili o femminili, amari o dolci, del Nord o del Sud, caldi o freddi ecc. In certi casi la differenziazione tra i cibi è data semplicemente dal gusto, in quanto a livello simbolico è il gusto che crea differenze d'ordine sociale, etnico o religioso. In questo senso parlare di linguaggio del cibo è molto appropriato perché come le parole anche i cibi si combinano con regole simili alla grammatica di una lingua, quello che sono le ricette è la sintassi, quello che sono i menù può essere la retorica, il bel parlare può essere il buon mangiare. 

Come una qualsiasi forma di linguaggio, la culinaria e le regole alimentari sono espressione della tradizione di una cultura e di un popolo. È per questo motivo che ognuno pensa che il proprio stile alimentare o della propria famiglia sia il migliore possibile e il più salutare. Questo significa che fin da bambini le nostre scelte in materia di cibo non sono assolutamente libere, ma già culturalmente determinate perché già cariche di regole e comportamenti alimentari, che ci faranno apparire come gustoso e normale un piatto che per qualcun altro è sgradevole e riprovevole da mangiare. Non dobbiamo poi dimenticare che il gusto e il linguaggio del cibo hanno anche a che vedere con l'immagine che una certa cultura ha del proprio corpo e quindi come deve essere opportunamente alimentato e mantenuto sano questo corpo. In sintesi la definizione di un gusto alimentare passa anche attraverso questa immagine del corpo, per cui lo stile alimentare di una casalinga sarà diverso da quello di una modella, come quello di un operaio diverso da quello di un attore, come quello di un atleta diverso da quello di un muratore. 

Il significato e l'interpretazione di un pasto hanno quindi una lettura spesso molto articolata, anche in ragione di luoghi dove viene consumato e dei tempi di durata impiegati. Un pasto non è semplicemente un momento in cui si esplica una necessità vitale ma un atto carico di significati che crea legami, vincoli, impegni. Allo stesso modo un rifiuto di sedersi a una certa mensa o un divieto alimentare può rappresentare un forte elemento di distinzione sociale, nonché un chiaro segnale negativo. Se pensiamo a un invito a cena o a un'offerta per gustare un gelato o anche alla proposta di un semplice caffè al primo bar sappiamo bene che non sono atti insignificanti ma, come ha bene sottolineato in un famoso saggio sul dono il sociologo Marcel Mauss, forme di obbligazioni intrinseche; inconsciamente queste offerte all'apparenza ingenue possiedono una loro potenza nascosta che obbligherebbe il ricevente alla restituzione del "dono" in una forma che possa essere di uguale rilevanza. Solo così il ricevente si assolverebbe dal vincolo di debito di riconoscenza che l'offerta alimentare ha determinato. In pratica offrire un caffè o una cena è un po' come instaurare un contratto inconscio tra un creditore e un debitore.

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