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Processo giudiziario tra carnevale e quaresima


Una variants del «contrasto» fra Carnevale e Quaresima - mimo letterario dell'opposizione fra cibo «grasso» e «magro», fra abbondanza e astinenza - composto da Giulio Cesare Croce (XVI sec). Vi si simula, in perfetto stile giudiziario, frutto parodistico di una cultura consapevole e avveduta, un processo contro Carnevale, che viene condannato all'esilio per quarantasei giorni «et secondo che parerà a’ suoi maggiori», lasciando libero il campo a Madonna Quaresima.

 

"Per parte e comandamento delli nostri Signori Tutori dell'inclita città di Panizza, si fa intendere a ciascheduna persona, cosi maschio come fermna, di qual sorte e condizione esser si voglia, come in questi paesi è gionta Madonna Quaresima, quale per sua umanità, bontà e conesia si è offerta di mamenere tutta la nostra città e il nostro contado abondante e farlo magramente trionfare con luzzi, tenche, sardelle, anguille, chieppe, passere, barbioni, cavadegni, trute, lamprede, carpioni, storioni, schenali, morone, caviaro, botarghe, anchiove, granzele, gambari, gambarugi, rane, ranotti, e lumache; e il simile per far minestra, fava, fagiuoli, ceci, cicerchia, lenta, panico, miglio, rave e di tutto quello che si potrà avere per la fortifica famiglia, videlicet aglio, porri, cipolle, scalogne, ravanelli, remolazzi.

Item noce, mandole, castagne, ranzada, codognada, torone, copeta, uva secca, uva verde, ansari, pastinache, fichi, radicchi, spinazi, cappari, lupini, taratuffi, anesi, finocchi, olive, cedroni salati, lattuga, menta, ruta, dragoncini, artichiochi, sparasi, boragine, bieta e molt'altre cose simili; e questo intenderno essere a nostro buon proposito e l'avemo accettata appresso di noi per quarantasei giorni, procedendo con ogni vigore di giustizia contra il delinquente e squaquarante Carnevale, figliuolo di Messer Bacco dal Boccale, della città di Leccaria, leccardo, pappardo, trincatore, bevitore, pappatore, diluvione, sguflone, con mille ghiottonarie, leccarie, papparie, tracannarie, rubarie, golosità e ogni sorte di malizie, quale in tutto il tempo della sua leccarda e squaquagliosa vita scientemente e dolosamente e pensatamente,

con ingrassato animo e bisunta volontà, ha avuto in odio i beni degli uomini, dove che da noi, nelle nostre leggi, decreti, statuti, ordini, condizioni, non contento nelle predette cose il prefato mariolo Carnevale, anzi male a male aggiungendo, stando sempre in male e pessimo proposito, con scavezzoni, papparoni e squaquaroni, uomini della leccarda vita, a lui sottoposti, ha comandato che mai per alcun tempo non facciamo se non pensieri mangiativi, tracannarivi, diluviativi, cioè mangino e devorino pavoni, fagiani, starne, pernici, capponi, piccioni, tordi, tortore, quaglie, eccetto che Ie lombarde, anitre, oche, salzizzoni, torte, tartare, polpette, fegatelli e figadetti, tortelli, mortadelle, formaggio, ove e altre sorti di carne e robbe morbide, contro a ogni onesto e buon costume, con disonesto appetito e sfrenata volontà, condu-cendo quegli alle taverne, ostarie, bettole, pelagatterie, barattarie e altri simili iuoghi squaquarativi e trincativi contra li nostri salutiferi statuti e decreti, però conoscendolo uomo malvagio, disonesto, ladro, mariolo e di pessima vita, tanto più al presente avendolo essaminato e avendoli ritrovato di gran malignità sopra questo perfido e insaziabile uomo, e inteso il tutto del suo disordinato vivere, lo giudicano che sia sbandito di questi nostri paesi per quaramasei giorni, dove lui ha fatto libera rinoncia e ha lasciato il suo parentado ricco con poca entrata: e viva Madonna Quaresima".

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