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Gastrosofia banchetto ed emozioni condivise


PREFETTO AIGS SICILIA Anna MartanoFood writer e food teller. Direttore Accademico e Maestra di cucina e pasticceria de “I Monsù- Accademia Siciliana di Enogastronomia”. Svolge intensa attività divulgativa attraverso conferenze e convegni tematici.

 

All’inizio della storia dell’Uomo il reperimento del cibo era un problema non da poco e veniva affrontato e risolto collettivamente : gli uomini andavano a caccia ponendosi come obiettivo una preda mentre le donne raccoglievano radici commestibili, frutti ed erbe; questi comportamenti arcaici hanno lasciato una così profonda traccia nel cervello degli uni e delle altre che molti antropologi spiegano così il diverso atteggiamento maschile e femminile nei confronti del moderno rito dello shopping. Riflettiamoci: gli uomini vanno in un negozio per comprare una determinata cosa, la preda, le donne vanno per negozi alla ricerca di ciò che possa esservi d’interessante o conveniente; e il giro al mercato non fa eccezione. Le donne vanno al mercato, guardano, annusano, valutano, osservano e, infine, scelgono e costruiscono il menù familiare in funzione di ciò che di fresco, buono e conveniente trovano.

Il senso del cibo come rito collettivo è talmente profondo e antico che, nella grotta preistorica di Qesem in Israele, sono stati ritrovati resti di un focolare attorno al quale i commensali sedevano a mangiare 300 mila anni fa; a Pompei è stata rinvenuta una pagnotta con i segni per porzionarla. Cicerone, nel De senectute, scrive: “i nostri antenati chiamarono convivio lo stare insieme degli amici a banchetto perché comporta una comunione di vita…”.

Gesù compie il primo miracolo durante un banchetto e conclude, prima della Passione, il suo passaggio terreno ancora con un banchetto nel quale spezza il pane, il gesto che più di ogni altro attraversa storie, culture, religioni e popoli per assurgere a simbolo universale di fratellanza, di cibo, d’amore. In alcune culture, tuttora, si mantiene l’usanza di recare e consumare cibo sulla tomba dei propri cari defunti perché lo si considera un modo di tenerli vicini. Ed è così stretto il legame tra  “cibo” e  “condivisione” che relegare qualcuno a mangiare da solo è una forma di allontanamento se non, persino, di punizione; ad esempio, nel Medioevo  i monaci  che incorrevano  in qualche mancanza venivano esclusi  dalla mensa comune e ciò veniva considerato  la prima e più appariscente forma di "scomunica"; e  a nessuno era permesso di mangiare assieme ad un escluso,  pena subire lui stesso la medesima punizione: un re d'Inghilterra  subì la censura ecclesiastica per aver mangiato assieme a due conti in precedenza scomunicati dal vescovo.

La tavola, dunque, ha un valore simbolico e metaforico: non è solo il luogo destinato alla consumazione del pasto, ma è il luogo dell’appartenenza, del ritorno, della casa, dell’amore e della festa. 

“Portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”; anche in una delle più conosciute parabole, per celebrare il ritorno alla Vita, si allestisce un banchetto con il cibo più ricco. 

Festa e condivisione del pasto sono dunque un binomio inscindibile; come scrisse Plutarco, "Noi non ci invitiamo l'un l'altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme". 

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