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Storia cassate o cassatelle pasquali ragusane


Testo di Francesca Poidomani QUESTORE AIGS RagusaRicercatrice della storia e delle ricette tipiche del territorio ibleo e appassionata creatrice di nuove ricette mirate all'uso esclusivo dei prodotti del luogo. Scrittrice del libro "il cibo degli Iblei" officine creative editore. Consulente enogastronomica e tutor di corsi specifici di cucina tipica, pasticceria e cake design


E’ indubbia la provenienza antica legata a tradizioni greche nelle quali spesso si usava realizzare pasti con forme circolari da offrire agli Dei in segno di buon augurio. Il cerchio ha sempre emulato una sorta di «tutto è compiuto», ossia il ciclo naturale della vita trova compimento.
Nel caso delle Cassate pasquali, una mia teoria, mi spinge a pensare che forse questo dolcetto a forma circolare ha in aggiunta i «pizzidi» (spuntoni di pasta che servono a chiudere la tartelletta) quasi a rappresentare dei raggi di un Sole simbolico, forse per omaggiare il Dio Apollo.
L’uso della ricotta dolcificata con il miele era assieme ai Cutumedi e quant’altro il ripieno iniziale delle cassate. I Greci pur conoscendo già da tempo la cannella, non la utilizzavano molto, mentre gli Arabi ci trasmisero in futuro l’uso dello zucchero e della cannella per addolcire e aromatizzare la ricotta.
Da allora, specie a Ragusa (particolarmente Araba per tradizione gastronomica) la farcia delle cassate si realizza con ricotta, zucchero e cannella.
La tradizione di realizzare le Cassate a Pasqua è legata sempre dalla sua forma, mi rifaccio a quanto detto prima...
A Pasqua tutto è compiuto, Gesù risorge e completa il ciclo. Le Cassate  in genere, si preparano nella giornata del Venerdì Santo.
C'è una leggenda che viene riportata sull'argomento. I palermitani un tempo acquistavano le Cassate nel Monastero di Santa Oliva proprio il venerdì Santo. Le Monache aimè non riuscivano ad essere capaci ad adempiere anche a tutti i riti liturgici, percio’ spesso le funzioni religiose slittavano rispetto alle tradizioni. Il vescovo arrabbiato decise perciò di mettere un freno alle richieste dei cittadini, i quali potevano acquistare solo le Cassate che le monache riuscivano a realizzare nei giusti tempi, senza strafare e partecipando alle giuste funzioni.
Da allora il detto: “cu nnappi nnappi r’e cassateddi i Pasqua” (chi ne ha avute ne ha avute delle cassatelle di Pasqua)
Il termine corretto dialettale delle Cassate è Cassatedi ri Pasqua.

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