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Tradizioni di Natale nel mondo


Riferendo delle tradizioni legate al Natale nel mondo è necessario estendere il discorso ad un periodo più ampio, cioè al ciclo delle feste di fine anno, connesse con il solstizio d'inverno ed il ricambio stagionale. Gli estremi codificaci dalla tradizione cristiana, che ha rinominato rituali più antichi spesso provenienti dal mondo contadino, sono il 6 dicembre, giorno di san Nicola, ed il 17 gennaio, dedicato ai fuochi di sant'Antonio Abate. All'interno di questo arco di tempo - estendibile fino al Carnevale e nelle regioni più fredde addirittura agli inizi di primavera - si inseriscono le celebrazioni di Santa Lucia, Natale, Santo Stefano, Capodanno e l'Epifania. I riti di queste feste sono simili ed intercambiabili, sia che si svolgano nel nome della Befana sia in quello di San Nicola: la preferenza espressa in luoghi distinti per l'una o l'altra ricorrenza, è dovuta ad un insieme di condizioni storiche la cui matassa non è sempre dipanabile.
II bisogno di persistere attraverso il succedersi ciclico delle stagioni e di dominare l'ignoto è proprio di tutte le società. A tal fine, ogni cultura mette in atto alcune strategie e la festa è la principale di esse. Suo scopo è rassicurare e proteggere, funzionare da valvola di sfogo e contenitore delle aspirazioni mai realizzabili nel tempo ordinario. In questo senso, la festa assume i connotati di un "non tempo", una sospensione in cui tutto può accadere: gli spiriti si rendono visibili, le bestie hanno facoltà di parlare, persino le nascite ne sono influenzate (venire al mondo nel giorno di Natale comporta un destino segnato: chi osa tanto, diventerà infatti un lupo mannaro o, se donna, una strega).
Al termine di questo periodo, la vita della comunità può riprendere il suo corso normale, riappropriandosi dei tempi e dei ruoli che le sono usuali.
I significati delle feste di fine ed inizio anno sono molteplici. I festeggiamenti sono interpretabili come espulsioni pubbliche e periodiche del male. Le società, come la natura, hanno bisogno di rinnovarsi, liberandosi del passato e delle presenze occulte. Il rinnovamento è propiziato attraverso la riconfermata alleanza degli uomini con le forze extraumane, rappresentate dai defunti che si dice visitino i vivi nei "dodici giorni" vicini al solstizio (gli zwolften della cultura tedesca). La "cacciata dei demoni" avviene di solito periodicamente e ciclicamente; la data dipende dal calendario agricolo, ma l'espulsione si realizza quasi ovunque con sfilate rumorose, durante le quali gli uomini, spesso addobbati paurosamente, scacciano pubblicamente il male. Le donne sono interdette da tali manifestazioni, che però prevedono spesso atteggiamenti bisessuali e di travestitismo, così da riproporre, nella finzione rituale, il mistero della generazione femminile. Tipici di queste circostanze sono fra l'altro il lancio di proiettili (in Baviera si utilizzano prevalentemente ortaggi e frutta) e la finzione di combattimenti. In Siberia, il clima rigido permette di costruire con la neve palazzi in miniatura, che, quando sono numerosi, assumono l'aspetto di vere città: sotto Natale, orde di cavalieri al galoppo usano lanciarsi contro di esse per distruggerle.
Anche l'uso delle maschere, assai comune in Europa come altrove, serve a spaventare e ad espellere gli spiriti malvagi. Fra i festeggiamenti del Natale e quelli del Carnevale vi è uno stretto nesso, che soltanto la strenua lotta condotta nei secoli dalle chiese cristiane contro le varie forme di paganesimo ha reso quasi invisibile. Fino al Medioevo, le festività natalizie erano occasione per pantomime le quali, se nominalmente si ispiravano ad una lotta fra il bene e il male, avevano in realtà contenuti assai licenziosi. Tutti si mascheravano e partecipavano a riti di inversione e di ribaltamento, per cui un servo o un bambino potevano diventare re per un giorno (come l' obispillo spagnolo o il re del malgoverno di mezza Europa) e guidare le feste.
LUCE
Altro tema ricorrente nei festeggiamenti solstiziali è il fuoco. I falò e le fiaccolate natalizie, ma anche i fuochi artificiali, le candele e le luci dell'albero, hanno la loro ragion d'essere nel remotissimo culto del sole. Il Natale coincide con il solstizio d'inverno, momento in cui il sole tocca il punto più basso dell'orizzonte e ricomincia il suo ciclo. La religione mitraica festeggiava proprio in occasione del solstizio il dies soli invicti (il giorno del sole non vinto). Il Natale cristiano si sovrappose ad esso, integrando al suo interno anche elementi dei contemporanei Saturnali, la festa romana di mezzo inverno, caratterizzata da orge e banchetti.
Nei Saturnali, divertirsi ed abbandonarsi agli eccessi della festa era non solo un diritto ma anche un obbligo. Si trattava, infatti, di un rito di propiziazione dell'intero gruppo, teso a far sì che il sole dopo l'inverno rinascesse: in questa prospettiva, venir meno a tale obbligo costituiva un pericolo per la sicurezza dell'intera comunità. Segni di questo rischio sono rintracciabili nell' obbligo sentito ancora oggi a dedicarsi al piacere ed alla bontà.
DIVINAZIONI
Questi giorni speciali sono anche i più indicati per la pratica della divinazione. Si ritiene di poter pronosticare l'andamento dell'intero anno osservando precise regole comportamentali, interpretando segni, mettendo in atto, cioè, innumerevoli rituali individuali e collettivi. Immergere in acqua un pezzo di piombo appena fuso a Natale o a Capodanno e trarre auspici dalla forma che assumerà è tecnica diffusa in molte regioni. Ogni cosa in questo periodo è magica e significativa. Gli oggetti e gli elementi legati alle festività acquisiscono un immenso potere che li trasforma in amuleti o strumenti terapeutici validi per tutto il resto dell'anno. Ad esempio, in Germania, il carbone del ceppo natalizio, sciolto in un po' d'acqua, è considerato un ottimo rimedio contro il mal di denti.
CIBO
Il cibo e la tavola sono parte fondamentale in ogni festa. L'abbondanza, la ricchezza ed addirittura lo spreco servono a propiziarsi un anno favorevole. La profusione delle carni farcite e dei dolci mielati - che in una situazione di penuria rappresentavano anche una parentesi agli stenti quotidiani - si contrappone alla normale frugalità dei farinacei e sottolinea la separazione fra alimento rituale e cibo nutritivo. I pranzi di Natale o di Capodanno non si risolvono con un semplice elenco di portate; ciò che li rende speciali è l'insieme delle attenzioni che si rivolgono loro.
Cucinare i piatti dettati dalla tradizione, apparecchiare curando dettagli insignificanti in altri momenti (nell'Est Europa, ad esempio, si mette della paglia sotto la tovaglia), fermarsi a tavola più a lungo del solito, trasforma il pasto in banchetto rituale. Anche i tempi dell'assunzione del cibo non seguono i ritmi che il nostro corpo ha imparato a considerare come naturali; ovunque, il calendario alimentare delle feste natalizie è estenuante nel suo alternare digiuni, funzioni religiose, dilazioni varie e, alla fine, grandi abbuffate cui devono seguire altre privazioni.
Pure gli alimenti festivi sono extra - ordinari. Caratteristici del Natale sono i pani ricchi, conosciuti già al tempo dei Saturnali, quando vigeva l'abitudine di donare il sigillarium, un impasto di farina impreziosito con miele e frutta secca. Da allora, lo scambio di pani sia dolci che salati, nelle infinite varietà presenti in tutti i Paesi, è consuetudine mai caduta in disuso; compare anzi in molte cerimonie offertorie dirette alle divinità, a testimoniare l'importanza attribuita al pane opportunamente lavorato.
Le carni, farcite o in crosta, sono un'ulteriore costante dei pasti di fine ed inizio anno, così come i pesci interi. In ogni Paese vi sono particolari regole che guidano il consumo verso l'uno o l'altro animale: ad esempio, in molti luoghi l'agnello, simbolo di Cristo, è bandito dalle tavole natalizie. Legumi, granaglie e frutta secca indicano il desiderio di prosperità e fecondità e si ritrovano in tutti i menu tradizionali.
Il banchetto festivo e le offerte alimentari sono forse la parte più visibile di tutto questo complesso rituale e certo quella che più a lungo è sopravvissuta. La ragione di tanta fortuna sta nel fatto che essa incorpora antichi significati in atti alI'apparenza banali, attraverso cui passano però, inconsciamente, da una generazione all'altra, i fili della nostra cultura.

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