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Pop-up Restaurant come moderno convivio


Testo di Caterina Salati - Studentessa in Scienze dell'alimentazione e gastronomia presso Università San Raffaele Roma - Facoltà di Agraria

 

In un epoca in cui la globalizzazione ha ceduto il passo alla personalizzazione, dove tutto quello che viene acquistato è sempre meno “oggetto” e più “esperienza” e dove i ritmi rapidi e sincopati (alla “Fast and Furious”) la fanno da padrone, il mondo della ristorazione si fa promotore delle tendenze più attuali.

Nascono così i Pop-up Restaurant (conosciuti anche come Supper Club, Underground Restaurant o Hidden Kitchen), ristoranti estemporanei, aperti in case private, ex-fabbriche o luoghi “nascosti”, cui si può accedere, con un gusto quasi massone per la discrezione, grazie a mailing list segrete o gruppi chiusi sui social network e in cui gli ospiti non pagano un conto vero e proprio ma si limitano ad una donazione (spesso “suggerita”).

I Pop-up Restaurant vengono al mondo negli Stati Uniti e in Uk a partire dai primi anni del 2000, ma sono diffusi ormai un po’ ovunque. Complice da una parte la crisi, che nell’ultimo periodo ha limitato il costituirsi di progetti durevoli, e dall’altra il desiderio di appartenere ad un’elite privilegiata di “prescelti”, quest’attività sommersa si è presto trasformata in un fenomeno di costume, tanto che persino le cosiddette “Celebrities” si sono date da fare per lanciare i propri Supper Club combattendo a colpi di “guerrilla dining”.

Tralasciando gli aspetti mondani o quelli tecnici tipici del marketing, possiamo soffermarci a valutare l’impatto culturale di questo fenomeno, che modifica il concetto della tradizionale “uscita a cena” aggiungendovi una nuova sfumatura.

Al centro non c’è più lo Chef stellato, il piatto famoso o il locale alla moda, ma tutto ciò che ha permesso di arrivare all’esperienza, il gioco della segretezza, dell’attesa e della scoperta finale, e l’esperienza stessa, il ritrovarsi qui e ora in un posto precluso ai più.

Chiusura, segretezza, ma anche socializzazione sono dunque i cardini su cui ruota l’avventura del Pop-up Restaurant. Proprio il concetto di socializzazione ci porta ad un’altra riflessione, non meno significativa: il Supper Club è evento sociale di per se stesso, nasce e si sviluppa sull’asse della compartecipazione, dalla condivisione, dell’incontro, dapprima virtuale, sui social network, e poi in un luogo fisico. Pur innovando, usufruendo di nuove tecnologie e ancorandosi  alla modernità, il Pop-Restaurant non rinuncia all’idea del ritrovarsi, on line e davanti ad un tavolo che diventa il centro di un momento sociale molto intimo, così come accadeva con il banchetto romano, che era aperto agli amici ma inaccessibile a tutti gli altri. A differenza del banchetto però, dove c’erano postazioni predefinite che sottolineavano il prestigio dei partecipanti, il Pop-up Restaurant attinge allo spirito democratico tipico dei social per cui, una volta entrati nel gruppo, non esistono differenze, ma si è tutti attori di pari grado. La differenza è tra “fuori e dentro”, tra prescelti e massa, ma una volta all’interno brilla ancora quella convivialità che è legata al concetto di cibo dalla notte dei tempi.





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