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DOP – IGP – STG marchi a tutela del prezzo o della qualità?


Testo di Joshua Nicolini tecnico del settore agroalimentare

 

La Comunità Europea tutela le produzioni agroalimentari tipiche provenienti dai paesi membri attraverso appositi regolamenti. Attualmente vige il Reg. CE 1151 del 2012, e in Italia è stato promulgato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) il D.M. 14/10/2013 in attuazione del suddetto Regolamento Europeo. Ogni paese membro è tenuto inoltre ad istituire appositi organismi di controllo, pubblici o privati, per vigilare sulla corretta applicazione dei disciplinari di produzione, secondo un piano dei controlli approvato per ogni singolo prodotto. I produttori che intendono aderire ad un determinato disciplinare per produrre uno specifico prodotto regolamentato devono formulare una richiesta scritta all'organismo di controllo delegato il quale, dopo aver verificato la rispondenza ai requisiti previsti, autorizza il richiedente ad iniziare la produzione. Ogni hanno vengono effettuate delle ispezioni in tutti i siti produttivi per certificare il mantenimento dei sopracitati requisiti, e per ogni lotto di prodotto immesso sul mercato saranno effettuati campionamenti e prove di laboratorio per verificare le componenti analitiche. Ad oggi i marchi regolamentati si suddividono in DOP (Denominazione d'Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tipica Garantita), con ben 3274 produzioni registrate a livello comunitario.

Il record nazionale è detenuto dalla nostra amata Italia la quale vanta un totale di 290 produzioni regolamentate in ambito agro-alimentare, senza contare gli oltre 520 vini tutelati, producendo tra l'altro la DOP più venduta in assoluto, cioè il Grana Padano DOP (4.801.929 forme prodotte nel 2015). Le produzioni assoggettate a regolamentazione possono essere sia di origine animale che vegetale, al momento si contano prodotti registrati nei seguenti settori merceologici: aceti, formaggi e latticini, carni fresche, lavorate e stagionate, frutta fresca e a guscio, ortaggi, oli e grassi, dolciumi e prodotti da forno, cereali, conserve e paste alimentari, pesci, molluschi e crostacei. 

Il Reg. CE 1151/2012 introduce per di più un marchio facoltativo di qualità del quale si posso fregiare esclusivamente i prodotti regolamentati provenienti da zone svantaggiate di montagna: il Prodotto di Montagna. Questa denominazione facoltativa è stata ideata per valorizzare e incentivare i produttori che operano in zone di montagna, dove è possibile ottenere produzioni di elevata qualità, ma con costi e rischi imprenditoriali ben superiori alla media. Attualmente il marchio è stato adottato dal consorzio del Parmigiano Reggiano DOP e dell'Asiago DOP.

Dopo questo quadro generale sul contesto Europeo e Italiano delle produzioni regolamentate, accennerei ad alcune riflessioni in merito alla qualità di questi prodotti e alla loro collocazione sul mercato nazionale ed internazionale. Molti consumatori oggi acquistano i generi alimentari iniziando la scelta dal costo, per poi passare a valutarne eventualmente la qualità; pertanto essere concorrenziali sul prezzo riuscendo a garantire comunque un livello qualitativo medio-alto è una sfida assai complicata per i produttori che si interfacciano con questo tipo di realtà commerciale.

Il mercato dell'Agro-alimentare è ricco di sfaccettature, con prodotti di alta e bassa qualità.I marchi a tutela delle produzioni regolamentate rivestono sicuramente una garanzia sul metodo di ottenimento del prodotto, sull'origine della materia prima e sulle lavorazioni successive come stagionatura e porzionatura. Ma talvolta il consumatore più scrupoloso si interroga sull'effettiva qualità assicurata da quella che può sembrare una banale denominazione, a fronte di prezzi che rasentano i costi di produzione. Per poter compiere degli acquisti certi e sicuri bisognerebbe recarsi direttamente dal produttore, ma non sempre questo è possibile, sia per ragioni logistiche che economiche. Pertanto, al fine di orientarsi correttamente nella ''selva'' commerciale che oggi domina la grande distribuzione, l'acquirente dovrebbe tener presente alcune semplici, ma fondamentali nozioni. Innanzitutto è indispensabile leggere sempre le etichette per poter conoscere la provenienza della materia prima (per le classi di prodotto dove è obbligatorio indicarlo, come le carni bovine, il pesce e la frutta e la verdura. Da gennaio 2017 entrerà in vigore in Italia un Decreto Ministeriale che prevederà tale obbligo anche per il latte e i suoi derivati.), adottando maggior cautela per  quelle provenienti extra UE, non perché esse siano meno buone, ma semplicemente perché al di fuori dell'Unione Europea vigono delle norme sulla sicurezza alimentare differenti da quelle Europee, quindi la garanzia che i parametri igienico-sanitari siano gli stessi e soprattutto siano rispettati, e che i controlli ufficiali vengano effettuati con la stessa frequenza e metodologia non è assicurabile. Altro elemento molto importante è la lista ingredienti la quale riporta la composizione esatta dall'alimento, con l'indicazione di eventuali additivi alimentari (Reg. 1129/2011) come conservanti, antiossidanti, addensanti e correttori di acidità. Per fare un esempio: il nome Prosciutto crudo identifica una moltitudine di prodotti a base di carne suina salata e stagionata. Si trovano confezioni di prosciutto crudo disossato già affettato, piuttosto che tranci sottovuoto di forma e pezzatura regolari, ma soltanto i prosciutti crudi a denominazioni di origine, come ad esempio il Prosciutto di Parma o il Prosciutto di San Daniele DOP, garantiscono l'assoluta assenza di conservanti, mentre tutti gli altri prodotti denominati Prosciutto Crudo è frequente che contengano nitriti e nitrati, addizionati in qualità di conservanti. Pertanto in questo caso il consumatore potrà optare per un prodotto  DOP che in quanto tale garantisce già l'assenza di conservanti oppure potrà indirizzare la propria scelta verso un prodotto senza denominazione garantita, ma dovrà prestare attenzione all'etichetta e in particolare al summenzionato elenco ingredienti per poi procedere con consapevolezza all'acquisto.

In merito alla freschezza del prodotto è sufficiente leggere la data di confezionamento, se riportata, oppure la data di scadenza per i prodotti con Termine Minimo di Conservazione. Ovviamente quelli prossimi alla scadenza saranno meno freschi rispetto a quelli che presentano un TMC superiore.

Un enorme intralcio alla commercializzazione dei prodotti agroalimentari di qualità è rappresentato invece dai falsi prodotti di DOP-IGP-STG quotidianamente immessi sul mercato da aziende estere, soprattutto nei paesi di esportazione dei nostri marchi garantiti (celeberrimo è l'esempio del Parmesan Cheese venduto in tutto il mondo come ''sosia'' del Nostro Parmigiano Reggiano DOP, ma con il quale non ha nulla a che vedere). Fortunatamente le istituzioni Europee hanno finalmente  prestato attenzione alla tutela dei prodotti europei all'estero. Nel recente trattato economico siglato con il Canada, denominato CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), è stata inserita una lista di 176 denominazioni europee, di cui 41 italiane, che saranno tutelate anche sul mercato agro-alimentare canadese, difendendo così i nostri produttori oltre le frontiere .

Per sfatare il mito dell'equivalenza prezzo alto = qualità si può affermare, premettendo che i prodotti a denominazione costano generalmente di più di quelli convenzionali in quanto i produttori devono sobbarcarsi delle spese aggiuntive per aderire ai circuiti di produzione DOP-IGP-STG, che olnon è raro trovare degli articoli a denominazione protetta offerti a basso costo per poter essere concorrenziali con i corrispondenti a denominazione non tutelata. L'abbassamento dei prezzi è praticabile dai produttori medio-grandi in quanto essi hanno la possibilità di abbattere i costi industriali fissi impiegando comunque materia prima di qualità e di origine garantita. Il discorso cambia per i piccoli produttori, che magari lavorano esigue quantità giornaliere di materia prima di esclusiva provenienza aziendale. Purtroppo l'incidenza dei costi fissi in questo caso è maggiore, con conseguente diminuzione del margine di guadagno. Certamente il piccolo produttore riuscirà a garantire maggiore tradizionalità e qualità delle sue produzioni in quanto avrà modo di controllare personalmente con più attenzione tutte le fasi di produzione, lavorazione e di eventuale stagionatura. É quindi riconoscibile, a quest'ultima categoria di produttori, un prezzo sopra la media per ricompensare i maggiori sforzi (vedi marchio opzionale Prodotto di Montagna sopra descritto).

Conclusioni

In conclusione possiamo asserire che il prezzo non fa la qualità, ma è l'effettiva composizione degli alimenti e il metodo di ottenimento a determinarla. Il tutto è deducibile dall'etichetta e dalla denominazione. Le predette considerazioni non hanno lo scopo di condannare i prodotti privi di marchio DOP-IGP-STG, ma l'intento è quello di valorizzare le produzioni sottoposte a regimi di qualità che rappresentano un aggravio di costi e un maggior onere in termini burocratici per i produttori, nonché una difficoltà nel reperire la materia prima certificata. É pertanto doveroso riconoscere loro il giusto prezzo, limitando le speculazioni. Oltretutto alcune produzioni regolamentate costituiscono un presidio territoriale, in quanto posso essere prodotte solamente in territori limitati individuati dai rispettivi disciplinari, permettendo ai produttori di continuare la loro attività, che altrimenti verrebbe soppiantata dall'abbandono  delle zone svantaggiate e dai prodotti concorrenti. Senz'altro esistono prodotti non marchiati di eguale qualità, basta saperli individuare. A voi la scelta, e buoni acquisti!

 

Bibliografia e link utili:

www.politicheagricole.it 

www.qualivita.it

www.prodottidopigp.it





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