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Comunicare il territorio sul web una scelta vincente


Testo di Francesco Pira PROVVEDITORE AIGS Laboratorio di sviluppo della comunicazione territoriale . Sociologo, docente presso Università studi di Messina, giornalista, esperto in comunicazione e nuove tecnologie. Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Ha coordinato e curato progetti di comunicazione territoriale a livello locale, nazionale e internazionale.

 

La rete è il luogo delle voci, delle conversazioni e dei racconti. Così come del marketing e della promozione. Nel web queste due dimensioni riescono ad intrecciarsi in modi unici e irreplicabili, dando vita a social network, forum, blog. 

La produzione e condivisione di contenuti dal basso è stata la chiave di volta di un processo che ha reso sempre più protagonisti gli utenti, i consumatori finali. Anche quando si parla di turismo e soprattutto di enogastronomia. Se da diverso tempo ormai si è affermato il fenomeno dei travel blogger, appena più recente è l’esplosione di quelli che potrebbero essere definiti “video travel blogger”, film maker o amatori che scelgono il formato video per condividere l’unicità della loro esperienza e dei luoghi visitati o di appartenenza. Scrivono e raccontano non sono dei loro viaggi, ma dove dormono, mangiano. Ci regalano consigli, ci informano.

Questi video ottengono generalmente molto successo in rete poiché si basano su un meccanismo emozionale forte, in cui la componente di storytelling gioca un ruolo importantissimo: non si promuove certo una struttura ricettiva piuttosto che un determinato servizio, ma si racconta la vera e propria storia del viaggio, le impressioni che i luoghi lasciano e le unicità di quei territori.

In definitiva questi video, nati per scopi tutt’altro che promozionali, ci piacciono tanto perché sollecitano una fruizione nuova e diversa del territorio, più emotiva, lontana da alcuni tristi stereotipi della comunicazione turistica a cui siamo stati abituati per anni.

Il modello della gerarchizzazione degli effetti della comunicazione si articola infatti in:

a) dimensione conoscitiva;

b) dimensione affettiva o delle preferenze;

c) dimensione comportamentale.

Incidere su ciascuno di essi vuol dire definire gli obiettivi che, in termini di comunicazione, consentono il passaggio da uno stadio di non conoscenza (o conoscenza superficiale) del luogo a uno di conoscenza e/o riconoscimento dello stesso, per giungere alla adesione, preludio a sua volta di un comportamento positivo nei confronti del territorio e, quindi, dell’azione e dell’acquisto del luogo o di alcune sue componenti.

a) Si può quindi affermare che far conoscere un luogo attraverso la comunicazione territoriale vuol dire trasferire un insieme di informazioni riguardanti il patrimonio di elementi tangibili e intangibili che caratterizzano l’offerta territoriale, allo scopo di accrescerne la notorietà, migliorarne l’immagine e costruirne il posizionamento percepito dai target.

b) L’accrescimento dell’adesione nei confronti della località chiama in carico il livello emozionale e affettivo della comunicazione e dunque richiede la messa in opera di altre logiche e differenti strumenti.

c) Attraverso il momento comportamentale, infine, la comunicazione persegue l’obiettivo di spingere il pubblico di riferimento all’azione.

La rete è diventata una fonte inesauribile di notizie, voci, illazioni. I fondamentalisti di internet sostengono che la rete è in grado di auto emendarsi delle notizie false attraverso un capillare controllo orizzontale: sarebbe, insomma, autoimmunizzata. Molti giornalisti delle nuove generazioni passano gran parte della giornata in rete alla ricerca di notizie. Questo sottrae spazio mentale e tempo tecnico alla vecchia verifica sul campo, quella che si fa andando a controllare di persona, vedendo le facce, sentendo gli odori, ficcando le mani nella realtà. In questo senso internet è, per i giornalisti, al tempo stesso miniera e prigione. 

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