NOTIZIE cibi tradizionali


Categoria: cibi tradizionali

Storia mandorle di Noto


Una nuvola bianca: questo è l'effetto che danno i mandorli in fiore nei mesi di gennaio e febbraio nel siracusano.
In particolare, le colline di Noto possiedono antiche cultivar di mandorlo che offrono un prodotto di altissima qualità: frutti profumati, dolci e aromatici.
Quella del mandorlo è una coltivazione difficile. La minaccia più grave sono le gelate, ma se la stagione è prospera tra luglio e agosto, i contadini di Noto battono i rami con canne lunghissime e raccolgono i frutti in grandi teli. Le mandorle vengono poi "smallate", cioè private del mallo che le avvolge, e deposte a asciugare.
Tre sono le varietà coltivate a Noto: "Romana", "Pizzuta d'Avola" e "Fascionello". La "Romana" è la qualità migliore per il suo sapore intenso e aromatico e il colore bianco-rosato: essa tuttavia è poco commercializzata a causa della forma irregolare. La "Pizzuta d'Avola" è la più elegante tra tutte, impareggiabile per forma e gusto. La "Fascionello" è simile per forma alla Pizzuta, ma è "vigorosa" come la Romana.
Tutte le varietà hanno guscio spesso e legnoso, adatto a trattenere i grassi, conservando così a lungo il sapore e il profumo delle mandorle.
Già Platone, raccontando del suo soggiorno a Siracusa, loda l'abilità di fare biscotti di mandorle e miele da parte degli artigiani locali. Furono gli Arabi a migliorare le tecniche di lavorazione delle mandorle tritate con albume d'uovo e miele. Le principali preparazioni a base di mandorle, diverse di valle in valle, di borgo in borgo sono la pasta reale o marzapane, il latte di mandorle, il torrone, gli amaretti, i faccioni di Noto, i biscotti e naturalmente la cassata.

Testo consultato Presidi Slow Food

Leggi news Sicilia

Leggi news storia mandorle





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria