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Nero di Troia antico vitigno pugliese


Testo di Sandro Romano. Studioso di gastronomia storica, regionale e del Mondo. Ambasciatore Console per il sud Italia dell’Accademia Italiana Gastronomia Storica. Presidente Commissione Regionale Puglia di E.N.D.A.S. Gusto&Tradizioni. Presidente e animatore della “Compagnia della Lunga Tavola”. Autore del libro “Assaggio di Puglia”.

 

Il Nero di Troia è caratteristico del Centro Nord della regione, e tante sono le ipotesi sulle sue origini. Una di esse è che sia originario dell’Asia Minore e importato in Puglia dai Greci antichi, in contrasto con quella che vede la città albanese di Cruja come terra di nascita dell’Uva di Troia. Ancora, si sostiene che possa essere nato proprio nella zona limitrofa alla città pugliese di Troia (Fg) nel periodo della dominazione spagnola della città, in cui si decise di impiantare le viti provenienti dalla Rioja. Ma le prime informazioni certe risalgono al XIX secolo, in cui la Rivista di Viticoltura ed Enologia pubblicò, nel 1882,  la prima descrizione scientifica del vitigno che, a quell’epoca, si allevava soprattutto con l’antica tecnica ad alberello pugliese e si effettuava la potatura a speroni con due gemme, per garantire una produzione media e costante nel tempo. Proprio in questo periodo il vitigno si diffuse soprattutto nelle zone del Nord barese, per ottenere soprattutto vini da taglio, noti con il nome di vino di Barletta, molto utilizzato e apprezzato, all’epoca, in questa pratica. Dal 1995 il Nero di Troia è impiegato anche per la produzione del vino IGT Daunia e IGT Puglia. E’ curioso come, nell’Iliade, Omero parli di un vitigno che potrebbe essere proprio Uva di Troia:

‘Seguìa quindi un vigneto oppresso e curvo

sotto il carco dell'uva. Il tralcio è d'oro,

nero il racemo, ed un filar prolisso

d'argentei pali sostenea le viti.’

 

Nel settembre 2015 si è svolta a Barletta una singolare “disfida” nella quale 13 vini italiani hanno “affrontato” 13 vini francesi, con l’obiettivo di promuovere un antico vitigno, il Nero di Troia, uno tra gli autoctoni più antichi della Puglia. Testimonial d’eccezione gli attori Giancarlo Giannini, Philippe Leroy, Corinne Clery e Rosanna Banfi, il cuoco Carlo Cracco e il conduttore televisivo e radiofonico Federico Quaranta, che hanno presenziato alla serata svoltasi nel cortile del bellissimo castello di Barletta. Significativamente presente in molte doc e due docg pugliesi, la Castel del Monte Nero di Troia Riserva e la Castel del Monte Rosso Riserva.

 

SCHEDA DELLE DOC E IGT A BASE DI NERO DI TROIA – Sintesi a cura del food expert ANTONELLA MILLARTE

NERO DI TROIA, ecco qui di seguito una sintetica presentazione delle Denominazioni di origine – in ordine alfabetico – nelle quali è presente questo nobile vitigno a bacca rossa.

- CASTEL DEL MONTE Doc dal 1971

Caratteristico di: Minervino Murge, Andria, Corato, Trani, Ruvo, Terlizzi, Bitonto, Palo del Colle, Toritto e Binetto (provincia di Bari). Da uve di: Uva di Troia, Aglianico o Montepulciano prevalgono nel rosso; per il rosato si può arrivare al 100% di Bombino Nero, Aglianico o Uva di Troia; Pampanuto, Chardonnay o Bombino Bianco nel bianco. Fra i primi a varcare i confini della Puglia nella sua bottiglia e con etichetta. E di questi suoi viaggi di prestigio troviamo traccia già nel 1895, come vincitore della mostra enologica di Milano, e premiato nel 1910 all’expo internazionale agricola di Buenos Aires. E da allora si può dire che non abbia mai smesso di andare avanti. Indissolubilmente legato al nome del Castello ottogonale voluto dall’imperatore Federico II, i vigneti cingono il maniero come una corona. A differenza di molti altri Doc, il Castel del Monte non utilizza lo stesso vitigno per rossi e rosati. Sono previste, inoltre, 10 specificazioni legate al vitigno. Il disciplinare, infine, dà la possibilità di produrre Castel del Monte frizzante, novello o riserva. In questa Doc, nel 2011, è stata inglobata la Doc Rosso Canosa.

- ROSSO DI CERIGNOLA Doc dal 1974

Caratteristico di: Cerignola, Stornara e Stornarella, in alcune isole amministrative di Ascoli Satriano (Foggia). Da uve di: 55% Uva di Troia, Negro Amaro fra il 15 e il 30%, e un massimo del 15% di Sangiovese, Barbera, Montepulciano, Malbech, Trebbiano Toscano. Siamo ancora nel foggiano, e in questa Doc ritroviamo la preziosa Uva di Troia che deve il nome ad un piccolo paese della zona. Gli esperti ritengono che questa uva contribuisca a dare ai vini in invecchiamento qualità di pregio. Sull’etichetta è consentita la qualifica aggiuntiva “riserva” se il vino ha subito un invecchiamento in botti legno di almeno due anni.

- CACC’E MMITTE DI LUCERA Doc dal 1975

Caratteristico di: nella provincia di Foggia a Lucera, Troia e Biccari. Da uve di: dal 35 al 60% di Uva di Troia, dal 25 al 35% di Montepulciano, Sangiovese, Malvasia Nera di Brindisi, dal 15 al 30% di Trebbiano Toscano, Bombino Bianco e Malvasia del Chianti. ”Togli e metti”, questa la traduzione dal dialetto in italiano del nome piuttosto bizzarro di un vino rosso della provincia di Foggia, che ha conquistato il gusto dei consumatori. Quasi un paradosso della storia anche la cura con la quale i suoi vigneti, nei secoli, sono stati allevati proprio in una zona per un lungo periodo abitata da mussulmani, ai quali l’alcool è negato per motivi religiosi. E’, infatti, a Lucera che l’imperatore Federico II nel XIII secolo portò dalla Sicilia i saraceni che erano nelle sue armate. Si ritiene che la sua denominazione sia legata all’usanza di spillare il vino dalla botte e versarlo in un bicchiere, per poi berlo e ricominciare il giro dalla botte. Il territorio individuato è nei Comuni di. Strano ma vero anche nel severo disciplinare di produzione il vitigno caratterizzante (dal 35 al 60%) è indicato sia in italiano e cioè “Uva di Troia” che in dialetto e cioè “Sumarello”. 

- ROSSO BARLETTA dal 1977

Caratteristico di: in provincia di Bari a Barletta, Andria e Trani; in provincia di Foggia a San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli. Da uve di: Uva di Troia (70%) e poi Montepulciano e Sangiovese (30%) oppure Malbech (massimo il 10%). Alla fine del 1800 i francesi hanno bevuto a lungo il vino di Barletta. Erano gli anni dell’invasione della filossera e, dalla Puglia, l’export fu fiorente. Ma questa città è stata anche sede, fino al 1970, di una cantina per la sperimentazione agraria poi diventata sezione dell’Istituto per l’enologia di Asti. Ben più nota, invece, è la storia della disfida di Barletta del 13 febbraio 1503 che – secondo antichi documenti – sarebbe stata provocata da qualche bicchiere di troppo del buon vino rosso locale. Lo scontro fra  cavalieri italiani e francesi è entrata nella leggenda, la “Cantina della Disfida” è visitabile nel centro storico medievale. Tramandato e affinato nei secoli, il Rosso Barletta Doc è prodotto per lo più da vino che ha riposato per almeno due anni (di cui 1 in botte di legno), in etichetta può avere la dicitura di “invecchiato”.

- ORTANOVA Doc dal 1984

Caratteristico di: per intero il Comune di Orta Nova e di Ordina; parte di Ascoli Satriano, Carapelle, Foggia e Manfredonia (Foggia). Da uve di: Sangiovese (minimo 60%) e poi Uva di Troia, Montepulciano, Lambrusco Maestri e Trebbiano Toscano, da soli o insieme fino a un massimo del 40% (ma Lambrusco e Trebbiano non oltre il 10% del totale). Tanta fatica per ottenere il riconoscimento e, inaspettatamente, un calo di interesse sembrava aver relegato nel dimenticatoio la Doc Ortanova. Ma un produttore, andando controcorrente, si è dedicato a questo vino che pare stia dando soddisfacenti risultati in termini di gradimento. Questo vino è frutto della sapiente unione del Sangiovese (minimo 60%) che è originario del Chianti, con il tipico vitigno pugliese Uva di Troia oppure (o anche) con Montepulciano, Lambrusco Maestri e Trebbiano Toscano, da soli o insieme fino a un massimo del 40%. Ma Lambrusco e Trebbiano, singolarmente, non possono superare il 10% del totale. Il disciplinare fissa una resa massima di uva di 150 quintali per ettaro, ed una doppia tipologia: rosso o rosato.

- TAVOLIERE DELLE PUGLIE Doc dal 2011

Caratteristico di: Apricena, Ascoli Satriano, Bovino, Cerignola, Foggia, Lucera, Manfredonia, Ordona, Orsara di Puglia, Orta Nova, S. Paolo di Civitate, San Severo, Stornara, Stornarella, Torremaggiore e Troia in provincia di Foggia; a Barletta, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli nella Provincia Barletta-Andria-Trani. Da uve di: 65% Nero di Troia, che sale a 90% con la menzione del vitigno rosso. La nascita del nuovo marchio a Denominazione di origine ha rilanciato la curiosità verso questo territorio già noto per le sue bellezze architettoniche come appunto la cattedrale di Troia, per lo straordinario scrigno di biodiversità che la salina di Margherita di Savoia, ed anche per i suoi vitigni di qualità. Le tipologie previste sono il rosso (anche riserva) e il rosato. 





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