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Storia della coltivazione della mela


In Europa meridionale sembra si consumavano le mele selvatiche sin dal Neolitico (Svizzera, Italia, Austria e Svezia), raccolte e consumate fresche o conservate per essiccamento, dopo essere state affettate. Probabilmente, la dispersione occasionale dei semi nei dintorni degli insediamenti diede inizio alla coltivazione.
La coltura della "malus domestica" era nota ai Greci e agli italici già nelle prime fasi del loro sviluppo sociale, almeno a partire dall'800 a.C. testi greci e latini ne parlano diffusamente.
Teofrasto (323 a. C.) descrive 6 varietà indicando come le cure colturali, tra le quali l'innesto, fossero indispensabili per ottimizzare la produzione, e come la semina diretta desse normalmente frutti di qualità inferiore.
Plinio oltre ad elencare le trenta varietà conosciute a Roma, indica gli Etruschi come i precursori di particolari pratiche d'innesto.
Nel Medioevo, i contadini e i monaci di tutta Europa producevano numerose e varie qualità di mele, che sarebbero poi state alla base di un'attivissima selezione in epoca Rinascimentale.
Nei giardini dei benestanti del Cinque-Seicento erano coltivate mele con differenti caratteristiche organolettiche e con tempi di maturazione scalari.
Durante l'Età Moderna la coltura del melo si diffuse nel Nord America, in Australia e Nuova Zelanda ad opera dei coloni, con piante importate dall'Europa ma spesso con importanti sviluppi locali, come le Golden Delicious (West Virginia) e le Granny Smith (Nuovo Galles del Sud), originate entrambe da un fortunato semenzale. Queste specie sarebbero poi state alla base della melicoltura contemporanea in gran parte del mondo.
La coltivazione della mela nel Veneto ha origini sicuramente antiche, ma le fonti sono numerose e sicure solo a partire dai secoli XIV e XV. La produzione rimase a lungo soprattutto familiare o in piccoli appezzamenti promiscui, negli orti e nei broli dei grandi possidenti e dei conventi, teatro di gran parte dell'antica frutticoltura veneta.
Fino al termine dell'800 le relazioni agronomiche sottolineano il carattere promiscuo della coltivazione, con singole piante o brevi filari sparsi all'interno di altre colture legnose come la vite (spesso in funzione di sostegno) o tra i seminativi.
Oggi il melo è l’albero piu’ coltivato nel mondo, e la sua fortuna è favorita oltre che dalla bontà dei frutti anche dallo loro facilita’ di trasporto e conservazione.
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