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Storia dell'albero di San Giovanni


Testo di Ivana Tanga
Giornalista e consulente tematiche lettarie di questa rivista.

 

L’immagine di fanciulle biancovestite che, alla luce della luna, raccolgono, in silenzio, piante ed erbe nella magica notte del solstizio d’estate, ci riporta, come d’incanto, al passato remoto dell’umanità. Dopo millenni, in questa stessa notte, a cavallo tra il 23 ed il 24 giugno, nelle campagne italiane si ripete, tal quale, la mitica raccolta. “Erbe di San Giovanni” sono chiamate l’artemisia, la ruta, la lavanda, la menta, l’iperico. Quest’ultimo, secondo la leggenda, sarebbe sbocciato proprio dalle gocce di sangue del santo. Tutte piante benefiche, medicamentose, utili alla salute.
Mentre l’albero simbolo di San Giovanni è, stranamente, il noce. Albero legato alle potenze luciferine, in particolare alle streghe, in passato, soprattutto nell’epoca romana, ha incarnato il ruolo di albero magico, fatato. Pensiamo al mitico noce di Benevento, intorno al quale danzavano il ‘sabba’ le streghe di tutto il mondo riunite a raccolta.
Nell’antica Grecia era legato al mito di Caria, una ninfa amata da Dioniso e da questi trasformata in albero di noce. Dedicato ad Artemide, il suo legno fu utilizzato per scolpire le statue del Partenone, perciò chiamate Cariatidi. Non a caso, il nome greco dell’albero di noce è ‘karidos’, mentre ‘karidia’ sono le noci.   
Nel processo di cristianizzazione il noce ha subito una metamorfosi, trasformandosi da albero funesto in pianta benefica, associata, addirittura ad un santo che, per molti aspetti, ricorda la Grande Madre mediterranea, ‘domina herbarum’ , ‘signora delle erbe’ e della vegetazione.
Dalle noci raccolte nella notte di San Giovanni, seguendo tutto un sacro rituale, le novelle Medee ricavano un liquore, il cosiddetto ‘nocino’, panacea per tutti i mali.

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