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Categoria: usi - costumi

Storia triclinio


Testo di Claudia Trombettoni
Ministero Beni e Attività Culturali

Presso i ricchi antichi romani sono varie le dimensioni e le collocazioni della sala da pranzo, c'è chi dispone di tre aree: una esposta a sud per l'inverno, una a nord per l'estate, e un'altra sotto la pergola esterna.
L'ambiente accoglie tre letti triclinari distinti (summus, medium e imus) da tre posti ciascuno, solitamente addossati contro le pareti dell’ambiente e disposti attorno a un tavolo (nei tempi iniziali di forma quadrata, successivamente circolare).
Gli invitati si sdraiano di sbieco sui letti; i posti sono separati da cuscini sistemati sotto la coperta del triclinio, e la loro assegnazione è stabilita in base al prestigio degli ospiti: in linea di massima all’ospite d’onore è riservato il posto di sinistra sul letto centrale; dal II sec. d.C. con l’adozione di un unico grande letto a mezzaluna questo si collocherà di preferenza alle sue estremità. L’arredamento dell’ambiente è completato da una tavola rotonda per il vino (cillibantum), e dal repositorium, una sorta di credenza a uno o due piani dove vengono riposti i piatti necessari al banchetto.
Le tavole sono coperte da una tovaglia (mappa o mantele), che durante lo svolgimento del pasto viene pulita dai servitori con la gausape, un panno di lana grezza a pelo lungo. Su una tavola apparecchiata con cura non devono mai mancare la saliera (salinum), l’ampolla dell’aceto (acetabulum) e, talvolta, uno scacciamosche. Sempre presenti anche gli stuzzicadenti (dentiscalpia) costituiti da una lunga spina di legno o da una piuma. L’illuminazione è garantita da lucernae e candelabri; vasi di fiori freschi - particolarmente apprezzate sono le rose di Paestum - regalano un tocco aggraziato alla sala. Gli anfitrioni più raffinati collocano nell’ambiente anche dei bruciaprofumi per mitigare i pesanti effluvi provenienti dall’attigua cucina, e quelli, ancora più sgradevoli, dei convitati stessi la cui igiene personale lascia talvolta e desiderare.
I domestici destinati ai vari servizi di sala sono scelti in base all’abilità e all’avvenenza. I più decorativi sono senz’altro gli schiavi che versano il vino, i cosiddetti pueri a cyatho, da cyathus, il misurino utilizzato per servire la bevanda: selezionati tra schiavi adolescenti di bell’aspetto, indossano leggere tuniche a colori vivaci e le loro chiome sono acconciate in lunghi boccoli che ricadono morbidamente sulle spalle. I più alti in carica sono invece il nomenclator - incaricato di ricordare il nome delle persone incontrate, accompagnare gli ospiti nei loro spostamenti e assistere l’anfitrione nell’assegnazione dei posti - e l’archimagirus, il capo della cucina, che riceve i viveri destinati al pasto.
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