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Banchetto funebre Etrusco


Testo di Gabriella Scapaticci
Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio

Ministero Beni e Attività Culturali

Già in epoca romana era un luogo comune descrivere gli Etruschi come amanti del lusso e delle forme di ostentazione, intendendo il momento in cui le aristocrazie etrusche assumevano uno stile di vita analogo a quello degli Ioni dell’Asia (VI sec. a. C.). I romani definivano addirittura gli etruschi “schiavi del ventre” (gastriduloi), tanto che era popolare l’immagine dell’Etrusco obeso (Etruscus obesus) diffusa da Catullo, ma, non si deve dimenticare che nella cultura antica l’individuo “grasso” era colui che poteva permettersi di diventarlo, cioè era simbolo di una condizione sociale legata alla ricchezza ed al potere.
Il banchetto o comunque il simposio è un tema che si ripete spesso nell’iconografia del mondo etrusco, basti pensare alla tipica disposizione conviviale delle banchine funebri nelle tombe a camera ipogeica dell’Etruria meridionale, o alle famose immagini di banchettanti su letti (klinai) delle tombe dipinte tarquiniesi (ad es. la tomba della Caccia e Pesca, la tomba della Nave, la tomba dei Leopardi, la tomba della Pulcella ecc.). Anche nel periodo ellenistico, la grande diffusione dei sarcofagi con figura umana semisdraiata mostra personaggi riccamente abbigliati, in atteggiamento di banchettanti.
Il banchetto presso gli Etruschi va oltre il semplice concetto di nutrimento, esso è connesso alla religione ed al culto dei morti, ma è anche un’occasione per mostrare lo status del defunto e sicuramente, la ritualità connessa al convivio è probabile che diventasse anche un’occasione sociale e doveva essere episodio costante nei rituali festivi.
Nelle tombe più antiche le scene di banchetto sono composte esclusivamente da commensali di sesso maschile; solo dopo il 500 a. C. si ammette anche la donna al rito del simposio, legato più che altro al consumo del vino, mentre i servitori lo distribuiscono tra musici, danzatori e gare ginniche.
Dal punto di vista dell’arredo sono attestati nei simposi non solo i tavolini piuttosto bassi davanti ad ogni banchettante (trapeza), ma anche una sorta di tavolo di servizio (kylikeion) dove venivano disposti vasi legati alla mescita del vino.
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