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Allevamento degli Etruschi


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L'Etruria nell'antichità non fu particolarmente nota per l’allevamento, come lo fu per l'agricoltura.
E’ però lecito supporre, che gli estesi pascoli della fascia costiera e le valli boschive della regione interna, abbiano permesso lo sviluppo dell'allevamento del bestiame, non solo per un'utilizzazione in campo agricolo, ma anche per l'alimentazione della popolazione.
Dobbiamo immaginare soprattutto una pratica d’allevamento di tipo familiare, costituito da un numero limitato di capi, destinati a coprire esclusivamente il fabbisogno della casa. L’analisi dalle ossa rinvenute negli scavi archeologici può aiutarci, indicando come maggiormente diffusi gli allevamenti di maiali, pecore e capre. Le fonti letterarie forniscono ulteriori notizie sui tipi d’allevamento praticato. Polibio descrive una moltitudine di suini trascinati dal porcaro a suon di musica lungo le rive del Tirreno, Ovidio ci offre invece un’immagine dei bovini etruschi:
“Le bianche giovenche, che l’erba falisca
ha nutrito con i suoi pascoli, vengono
condotto mentre il popolo applaude.”

A questi resoconti degli autori antichi, si può integrare un attento esame degli oggetti figurati etruschi. Una mandria di maiali al pascolo, è riprodotta in una preziosa situla d'argento proveniente da Chiusi; una coppia di buoi, tira l'aratro nel gruppo dell'Aratore di Arezzo; un paio di ariete e di buoi, sono presenti sul sarcofago perugino rinvenuto nella necropoli dello Sperandio.
Per gli Etruschi un gregge di pecore era sinonimo di ricchezza e il montone rappresentava l’aggressività erotica. Gli ovini non erano allevati solo per la carne e il latte, ma anche per la lana da utilizzare nei commerci, infatti il poeta Giovenale ricorda che le donne romane, ai tempi di Annibale, si incallivano le mani filando la lana etrusca. I bovini, invece, erano allevati soprattutto per essere utilizzati nell'aratura dei campi; gli etruschi vedevano in essi il simbolo della generosità, della forza e dell’abbondanza. I cavalli ebbero una rinomanza considerevole, il loro possesso rappresentava un segno di distinzione sociale, come per altre civiltà del mondo antico. Nella fattoria etrusca, l'allevamento era quindi un'attività stabile, che si affiancava alla lavorazione dei campi e alla conservazione dei prodotti. Specialmente per la popolazione più umile, le carni ovine e suine non costituiva il cibo quotidiano, ma se ne faceva uso, solo per determinati avvenimenti, in relazione a sacrifici e a giornate di festa. Mentre, è certo, che nella cucina degli aristocratici alla carne era riservata un'attenzione particolare, come ci indicano le raffigurazioni della tomba Golini I di Orvieto.
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