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Storia e proprietÓ del luppolo


Humulus (ama i luoghi umidi) lupulus (strozza come il lupo i giovani arbusti cui si abbarbica).
Di esso è tradizione sin dai tempi lontani cogliere le parti tenere e le cime dei rami a fini alimentari.
In età Romana il luppolo entrò come aromatizzante amaro di una bevanda ottenuta dalla fermentazione dei cereali, ma fu nei conventi medievali che ne venne codificato l’uso nella preparazione della birra.
La coltivazione della pianta venne documentata a partire dall’VIII sec., e anche la medicina popolare gli attribuiva grande importanza quale sedativo, contro dolori nevralgici o insonnia.
Nel '500 il luppolo era molto commercializzato nell'Italia centrale, dove veniva copiosamente usato per la preparazione degli amari e come pianta tintorea (colore giallo oro vecchio allora di moda).
Esportato in tutta Europa per aromatizzare la birra, superò per un certo periodo in importanza economica perfino l'olivo e il vino.
Si tratta di una erbacea perenne, i cui fusti sono lunghi molti metri e si arrampicano attorno ad ogni sostegno. Cresce dal piano alla zona collinare, preferibilmente del nord Italia. Si trova specialmente nelle siepi, lungo i fossi o negli incolti.
I germogli a forma di cono vengono raccolti da marzo ad aprile quando sono succosi e croccanti. In cucina i getti forniscono materiale di notevole pregio per risotti, minestre, frittate, dolci. I fiori si recidono da agosto a settembre, col tempo secco, per utilizzarne le essenze curative.
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