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Storia e proprietÓ crescione


Vi sono tre differenti piante erbacee comunemente chiamate crescione: il crescione d’acqua “Nasturtium officinale”, il crescione inglese o crescione comune o agretto “Lepidum sativum” ed il crescione dei prati “Cardamine sativum”.
La prima è quella più apprezzata per le sue qualità aromatiche, terapeutiche ed afrodisiache. Di sapore aspro, battezzata “Nasturtium” (che fa storcere il naso) a causa del suo odore piccante, era molto conosciuta nell’antichità perché cresceva spontaneamente nei pressi dei corsi d'acqua.
I Persiani considerarono il crescione alimento ideale per i bambini, mentre Discoride classificava il seme della pianta “caldo”, atto a stimolare Venere.
Anche presso i Romani questa pianta erbacea era giudicata corroborante e afrodisiaca. Plinio riteneva che rendesse più vivace la mente, e Petronio nel Satyricon ne faceva utilizzare il succo ad una sacerdotessa di Priapo per ungere i genitali di Encolpio colpito da impotenza.
Durante l’Ottocento, forse per il suo odore, Mantegazza ribadì le proprietà afrodisiache del Nasturzio inserendolo fra gli alimenti ottimi per rinforzare il tenzone amoroso.
Del crescione si utilizzano sia i fiori che le foglie. Entrambi vanno raccolti quando la pianta è in piena fioritura, cioè da maggio a luglio.
Il prodotto deve essere adoperato fresco poiché con l'essiccazione perde molte delle sue proprietà. In cucina il suo caratteristico aroma lo rende insuperabile nelle insalate, nelle salse, nelle minestre e in tutte le preparazione crude sposato a formaggi e pane.
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